L’onda sovranista non rompe gli argini. Bene Le Pen e Orban, ma maggioranza al PE lontana: LO SCENARIO

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L’Europa non cambierà stanotte, e l’onda sovranista non romperà gli argini. Basta un rapido sguardo ai dati sul voto disponibili per capire che – al netto dei dati per ogni singolo stato – l’ondata sovranista non sarà in grado di travolgere l’attuale assetto politico dell’Unione. Sono dati parziali, chiaramente, ma quelli ufficiali difficilmente si distaccheranno in modo significativo da questi numeri.

PPE: 178 (Popolari)

S&D: 152 (Socialisti)

ALDE: 108 (Liberali)

Verdi: 67

ECR: 61 (Conservatori di destra, FDI per l’Italia)

EFN: 55 (Sovranisti)

EFDD: 53 (Gruppo dei 5S)

GUE: 39 (Sinistra)

Andiamo per gradi

Tra i ras dell’alleanza sovranista si impone la francese Le Pen, conquistando un risultato tra il 23 e il 25 punti percentuali. Staccando – anche se di poco –  la lista Renaissance che si richiama al presidente Emmanuel Macron. Il risultato non stupisce, se si tiene conto che anche nel 2014 l’allora Front National prese il 25%.

Gli schieramenti europei. Fonte. Le Monde

Sovranisti: in Europa senza numeri

Il partito PiS di Jaroslaw Kaczynski è in testa nel voto per le Europee in Polonia col 42,40%, mentre si ferma al 17.5% l’ FPÖ austriaco, orfano recente del vicecancelliere Strache.

In Svezia l’estrema destra dei Democratici Svedesi è in terza posizione. Con il 16% guadagna 6 punti, ma resta al di sotto delle aspettative. Si tratta di una compagine di destra che però ha dichiarato di non voler alleanze con Salvini.

In Ungheria vince con percentuali bulgare Fidesz, il partito del premier Viktor Orban, con oltre il 55.% dei voti. Ma qui, come si suol dire, casca l’asino. Orban, nonostante i recenti attriti, fa parte dei Popolari europei. Un’appartenenza che mette seriamente in discussione un suo contributo al cosiddetto “asse sovranista”. Matteo Salvini, lanciando l’alleanza con il leader ungherese, ha sperato in un flirt coi conservatori del PE. Magari cercando di entrarvi in prima persona per spostarlo a destra. Ma dalla casa dei conservatori europei, per bocca di Angela Merkel in persona, la porta è rimasta chiusa per il leader leghista.

Nessuna alleanza coi popolari

Ma non è tutto. Anche ipotizzando un’alleanza tra sovranisti e Popolari – famiglia politica in cui confluiscono anche la CDU di Angela Merkel, i conservatori britannici e i Popolari europei – difficilmente otterrà la maggioranza all’Europarlamento. Un’alleanza tra Socialisti, Liberali e Verdi – la vera rivelazione di questa tornata elettorale – finirebbe per avere la meglio sulla disarticolata armata sovranista.

C’è sempre l’incognita Farage, con il suo Brexit Party britannico. Un partito che, però, dovrebbe levare le tende appena completata la Brexit. Una compagine che, a detta del suo leader, non vuole aver nulla a che fare con gruppi di estrema destra come il Rassemblement National e che finirebbe per ricreare il gruppo EFDD formato insieme al Movimento 5 Stelle nell’ultima legislatura.

Insomma l’Europa si risveglia decisamente più verde che nera. Al contrario delle aspettative.

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