La mimica dei bambini: cosa significano le smorfie

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DA FRUTTOLO.IT

Smorfie. La prima forma di comunicazione di un essere umano è la mimica facciale. Con le espressioni del viso i neonati e i bambini piccoli esprimono sentimenti ed emozioni con tutto il corpo. I loro gesti, i loro atteggiamenti e la postura sono chiari segnali di comunicazione che accompagnano, poi, la verbalizzazione di quello che provano e delle loro necessità. Può sembrare un’impresa non facile. Ma l’interpretazione di questi gesti è fondamentale ed è alla base del primo rapporto tra figli e genitori. Che devono imparare a prendersi cura di loro e decifrarne le reazioni per poter soddisfare i loro bisogni.

Come si fanno capire i bambini

Non avendo la possibilità di esprimersi con le parole, i bambini hanno a loro disposizione il corpo e il pianto per comunicare ai genitori qualsiasi loro esigenza o stato di disagio. La fame, la stanchezza, la noia, i piccoli doloretti: sono tutte condizioni espresse attraverso la mimica e il pianto, che devono essere ben interpretati dal genitore in modo da non innervosire maggiormente il bambino che ha bisogno di percepire che a una sua azione corrisponde una precisa reazione della mamma o del papà, che lo ha compreso e corre in suo aiuto.

Partiamo da un momento che tutti i neonati, fino a una certa età, devono subire. Il cambio del pannolino. Spesso, alcuni bambini cominciano a piangere e, apparentemente, senza motivo. Sembra infatti strano che un gesto che dovrebbe portare loro sollievo li innervosisca fino a farli piangere e agitare moltissimo. Questa loro reazione potrebbe essere dovuta al fatto che la mamma o il papà che si accingono a questa delicata operazione abbiano le mani fredde. Non potendolo esprimere a parole, piangono o si dimenano. Una simile reazione avviene anche in base al cambio del ritmo. Il ritmo più consono ai bambini è quello regolare di un dondolio cadenzato. Pertanto, se al momento del cambio del pannolino la mamma o il papà, per fretta o inesperienza, lo muovono con gesti troppo repentini e sbrigativi, questo provocherà in lui un fastidio che subito esprimerà con il pianto o con un irrigidimento corporeo. I gesti rapidi e improvvisi irritano tutti i bambini perché la rapidità può apparire come un pericolo.

Il bambino si agita

Il bambino comincia ad agitarsi anche quando la persona che si sta occupando di lui volge lo sguardo altrove. La sua reazione in questo caso è il pianto o il voltarsi anche lui dall’altra parte. Se ci fate caso, infatti, quando crescono, i bambini reagiscono a questa situazione cercando di riportare il viso dell’adulto verso di loro spostandolo con le manine: questo è il loro modo per esprimere il bisogno di totale attenzione.

I bambini si agitano anche per attrarre l’attenzione quando si stanno annoiando. I bambini piccoli hanno il bisogno di scoprire, di capire, di esplorare e l’assenza di stimoli li agita e li innervosisce. Tuttavia, possono reagire alla noia anche mostrando spossatezza o segni di apatia con lo sguardo spento o assente o con linguacce e smorfie. Stimolare la loro creatività è dunque fondamentale ed è giusto farlo non solo con i giocattoli, ma anche con oggetti del quotidiano che impareranno a muovere avanti e indietro, su e giù, ad agitare e ad assaggiare.

È il graduale appropriarsi della sua gestualità che regala al bambino la sicurezza di sé e della conoscenza del mondo esterno. Il primo passo verso la gestualità controllata e mirata a una specifica azione si effettua con l’attenta osservazione delle mani che si aprono e si chiudono.

Gestire e recepire i segnali

La cosa fondamentale è imparare a gestire e a recepire i segnali dei bambini. Facciamo un semplice esempio molto esplicativo delle dinamiche che subentrano quando un bambino compie una determinata azione e l’adulto reagisce di conseguenza. Se un bambino tende le braccia in alto verso il genitore sta dicendo che vuole salire al suo livello, che vuole che la mamma o il papà lo prendano in braccio. Se Il desiderio del bambino viene soddisfatto, gli diventa subito chiaro che il genitore ha recepito il suo segnale, lo ha capito ed è quindi in grado di comunicare con lui, anche se dovesse rimetterlo giù dopo pochi secondi. Da quel momento in avanti, dunque, tendere le braccia in alto per lui significherà essere preso in braccio.

Se, diversamente, per mancanza di tempo o per distrazione, il genitore non raccoglie il segnale delle braccia tese in alto, il bambino, pur di soddisfare il suo desiderio comincerà a piangere, a sfidare il genitore con smorfie e linguacce che sono l’anticipazione, magari, di un gesto di sfida pericoloso. Se il genitore, per consolarlo e interrompere questa dinamica, lo prenderà in braccio, il bambino percepirà che tendere le braccia in alto a nulla serve se vuole essere preso in braccio, cosa che, invece verrà soddisfatta se scoppia a piangere e se fa i dispetti. Ed è così che metterà in atto questo meccanismo ogni qual volta desidererà essere preso in braccio da mamma o da papà.

Ogni gesto del bambino indica al genitore il desiderio di un contatto e se viene soddisfatto, la sensazione immediata è di estremo benessere, recepita anche attraverso l’espressione dei genitori che diventa l’immagine delle proprie emozioni, e gliene fa scoprire l’effetto.

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