Liana, l’insegnante che combatte con l’orticaria: “Sono costretta a interrompere le lezioni”

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“L’orticaria è una condizione allucinante. Succede all’improvviso. E non è gestibile come qualcuno può pensare. Io, come tanti, sono costretta a interrompere il lavoro. Vado in bagno e poi torno in classe”. A parlare è  Liana Palmese, insegnante 54enne del casertano intervistata dal Corriere. 

Orticaria: un male invalidante

Quello che la affligge da ormai tre anni è un male spesso banalizzato, sottovalutato, ma invero molto invalidante. “Ho esperienza – spiega la docente – ne ho provati tanti, ma inutilmente”. Il riferimento è ai banali antistaminici disponibili nel prontuario, assolutamente insufficienti per contrastare rossore, prurito e pomfi sulla pelle.

Per questa ragione, Liana assume da ormai due anni lo Xolair (Omalizumab), l’unico farmaco che “toglie qualsiasi manifestazione dell’orticaria. Purtroppo dopo alcune settimane dall’iniezione – spiega la docente – i sintomi si ripresentano”. Il problema è che il medicinale rischia la rimozione, anche se la Campania per ora non sembra muoversi in tale direzione. “Se un farmaco esiste e la tua malattia è cronica – conclude Liana– perché dovrebbero toglierlo?”.

Non è questo il caso, ma vi sono esperienze in cui è proprio l’insegnamento a causare un deterioramento fisico tale da portare malattie.

Lavoro e salute: un binomio complesso

Uno studio del 2018, commissionato dall’Inpdap, ha operato un confronto tra quattro macro categorie di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica, coinvolgendo 3mila casi gestiti dalla Asl di Milano: insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori, partendo dall’analisi degli accertamenti sanitari per l’inabilità al lavoro.

Tra i fattori che determinano i disturbi, emerge dallo studio, vi sono tutta una serie di condizioni stressogene a cui essi sono sottoposti. Per il sindacato, al di là dei fantasiosi stereotipi, la realtà è quella di un lavoro che nel corso degli ultimi anni ha perso valore economico e considerazione, rivelandosi pure dannoso per la salute. Al danno, la beffa.

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