“Ci trattiene a scuola fino a tardi solo perchè non ha famiglia”: lo sfogo di un’insegnante contro la DS

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Mariagrazia Gagliolo, insegnante

La collaborazione tra dirigente scolastico e personale docente è un terreno difficile, anche se indispensabile all’attività didattica. Incomprensioni, difficoltà di comunicare in modo schietto e momenti di scoramento sono all’ordine del giorno per DS e insegnanti. Come spesso lo sono anche tra docenti e studenti e tra gli stessi prof.

Tuttavia c’è un elemento che esula dai limiti di quella che possiamo definire “comprensibilità”. Si tratta dei casi in cui la vita privata di un dirigente scolastico finisce per influire sul suo rapporto con il personale.

Noi docenti facciamo di tutto per essere allo stesso tempo genitori, mamme e papà, e buoni professionisti. Tuttavia, diciamoci la verità, quando un DS non fa questo stesso tipo di vita spesso se ne approfitta.

E’ il caso della mia dirigente scolastica, donna single di circa quarant’anni che vive da sola. Capita spesso, ultimamente molto spesso, che le attività extra-didattiche pomeridiane (consigli, programmazione e via dicendo) si protraggano più a lungo di quanto stabilito inizialmente.

Cosa c’entra, chiederete giustamente, col fatto che sia single?

E’ successo che, all’inizio di una programmazione del lunedì – giorno tragico per chiunque – la preside ha invitato noi docenti a prepararsi a fare un pizzico di “straordinario” perché aveva importanti comunicazioni da fare. Immediatamente si è creato uno spontaneo brusio tra i docenti. Qualcuno doveva andare a prendere il figlio in piscina, qualcun’altro doveva fare la spesa, e qualcun’altro – con un genitore anziano a carico – doveva “dare il cambio” alla badante. Insomma, ognuno aveva i suoi grattacapi.

La dirigente, intuendo il motivo di quel cicaleccio, ha detto qualcosa che ci ha lasciati di sasso. “Non so voi, ma io non ho nulla da fare”.

Certo. Abbiamo pensato tutti, sarà perchè non ha una famiglia di cui gestire le responsabilità?

Lo ammetto, ci siamo sentite in colpa per averlo pensato (in seguito ce lo siamo confidato a vicenda). Ma è troppo chiedere ad un DS di capire le esigenze di chi ha una vita familiare diversa dalla sua?

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