I numeri del Def parlano chiaro, meno soldi per la scuola fino al 2035: la spesa calerà dal 3,6 al 3,1% del Pil

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La spesa pubblica per la scuola, al 3,6% del Pil nell’ultimo quinquennio, scende al 3,5% nel 2020, al 3,3% nel 2025, al 3,2% nel 2030, fino a un minimo del 3,1% nel 2035.  Lo riporta il Corriere Della Sera in un’analisi del piano di contabilità pubblica contenuto nel Def, il Documento di economia e finanza in fase di approvazione.

Solo a partire dal 2015, verso il 2045, la spesa per l’istruzione dovrebbe tornare ad aumentare. Questo nonostante le rassicurazioni del ministro Tria che, nelle pagine introduttive al Def, scrive quanto segue.

«Tra i principali obiettivi programmatici dell’azione di Governo vi è anche il sostegno all’istruzione scolastica e universitaria e alla ricerca attraverso misure atte a finanziarne lo sviluppo, con particolare attenzione al capitale umano e infrastrutturale»

I numeri parlano chiaro e provengono dalle tabelle e dal “cronoprogramma” inseriti nel Def.  Meno bambini nascono, piu’ aule scolastiche si svuotano. La natalita’ e’ in costante decremento e in una prospettiva che sembra irreversibile. Alle culle vuote corrispondono i banchi vuoti. Si calcola che in cinque anni al primo anno della primaria si sia registrata una perdita di 42mila alunni, l’8%, quasi uno su dieci. Ad analizzare il fenomeno e’ uno studio di Tuttoscuola.

Uno dei motivi addotti dal governo a questa revisione al ribasso per la spesa pubblica in scuola è istruzione è quello demografico.

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