‘Grammatica della fantasia’: un’opera stupenda di Rodari per insegnare a usare il linguaggio

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Più di quaranta anni fa usciva la Grammatica della fantasia. Una raccolta di lezioni e spunti per chi vuole muovere (e far muovere) i primi passi nei mondi sconfinati che l’immaginazione può aprire. Un volumetto che il suo autore, il maestro dei maestri, Gianni Rodari, offre “a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione. A chi ha fiducia nella creatività infantile. A chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. ‘Tutti gli usi della parola a tutti’ mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.

IL SOTTOTITOLO

Il titolo può apparire paradossale ai più. Si possono, infatti, dare regole a una cosa che per sua natura le vuole stravolgere? Per questo c’è il sottotitolo: introduzione all’arte di inventare storie. Un’arte che è alla portata di tutti ma che certamente è connaturale nei bambini. Che, quando la loro fantasia non è soffocata da un eccessivo uso della televisione o di altri strumenti di fruizione passiva. Godono nell’ascoltare le avventure di principi che diventano rospi, di pietre magiche, di povere ragazze sfruttate dalle megere. Che grazie alla magia possono partecipare al ballo nella reggia.

PER BAMBINI E INSEGNANTI

E nelle testoline dei bambini, che se ne infischiano delle leggi della fisica, della politica  e dell’economia, germogliano storie incredibili. Che un buon maestro può coltivare, trasformando il gioco in una splendida occasione per insegnare a usare il linguaggio. Nella Grammatica della fantasia ci sono molti consigli molto pratici ed esperienze di cui Rodari ha sperimentato in prima persona l’efficacia. E che danno il titolo ai diversi capitoli. Il binomio fantastico, il falso indovinello, Cappuccetto rosso in elicottero, insalata di favole, ecc. Alla base di questi ragionamenti c’è l’idea che la creatività non è una qualità innata ma può essere sviluppata, a scuola, in famiglia. Creativa è “una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli. Capace di giudizi autonomi e indipendenti, che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi”. Tutte cose che, se imparate da piccoli, servono per la vita.

IN TEMPI DI CRISI

Infatti a che serve, ci si potrà domandare, inventare storie, raccontarle? Serve, serve, sembra dire, in tono velatamente polemico, Gianni Rodari. Lo scriveva quaranta anni fa, ma vale ancor più oggi, in tempi di crisi. Le fiabe “servono all’uomo completo. Se una società basata sulla produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà. Fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà. Vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. Per cambiarla occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione”.

DA COGITO ET VOLO

 

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