Riccardo Scamarcio: “A scuola ero un disastro, volevo fare il contadino e l’attore, uno ‘zap-attore'”

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“Io da ragazzo detestavo la scuola, invece volevo entrare a tutti i costi nel Centro sperimentale di cinematografia. Quando sono stato preso in questa scuola a numero chiuso, statale, per me è stata un po’ una conferma che forse ce l’avrei fatta a fare questo mestiere”. A parlare è l’attore Riccardo Scamarcio,  ai microfoni della trasmissione notturna “I Lunatici” di Rai Radio 2.

Nella striscia radiofonica, condotta da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, Scamarcio si racconta a cuore aperto. Parlando anche della sua infanzia e del sogno di fare l’attore coltivato sin da bambino. “Volevo fare il contadino e l’attore – spiega – volevo essere un ‘zap-attore’, posso dire di aver realizzato i miei sogni”.

“Non mi andava di studiare. E infatti me l’hanno fatta pagare. E poi sono uno iperattivo, stare cinque ore seduto nel banco per me era pesante. Però poi ho recuperato”.

Attualmente impegnato nel nuovo film di Nanni Moretti, l’attore pugliese è arrivato giovanissimo sotto le luci della ribalta interpretando il ruolo di Step in “Tre metri sopra il cielo”. Un film cult, ispirato all’omonimo romanzo di Federico Moccia. “Ho creduto tantissimo nel personaggio che interpretavo – racconta-  e posso dire che avevo ragione, avevo 20 anni, potevo fare dei film che piacessero ai ragazzi”.

Oggi, invece, Scamarcio si ritrova profondamente maturato. E lo conferma in pieno, pur sottolineando che la giovinezza – paradossalmente – è uno stato che si acquisisce col tempo.”Sergio Rubini – suo conterraneo – mi ha definito un ‘giovane vecchio’, accetto questa definizione, anche se finalmente sto diventando giovane, perché la giovinezza la si acquista quando la si è persa”.

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