Grillo e Bussetti ripensano al medico scolastico, ma se mancano anche negli ospedali?

7  min di lettura

In matematica più per meno fa meno. In altre parole, due segni opposti si annullano a vicenda, in una dinamica che vale per tanti aspetti della vita e del mondo. Accade che, nel dibattito pubblico di questi giorni, si rincorrano due notizie che si scontrano e si respingono l’una con l’altra, come segni opposti. Da una parte, c’è l’idea lanciata dal ministro della Salute, Giulia Grillo, di ripristinare la figura del medico scolastico, con un dottore in ogni istituto a partire da quelli dell’infanzia. Dall’altra, notizia di questi giorni, sempre più regioni stanno richiamando in servizio i medici in pensione per sopperire alla carenza di personale specializzato.

Come possono conciliarsi queste due dinamiche uguali e contrarie? Secondo quanto riporta IlSole24Ore, è stato il Molise, seguito da Veneto e Friuli Venezia Giulia, ad iniziare le operazioni di richiamo di camici bianchi in quiescenza. La testata specializzata sui temi economici parla di una possibile “provocazione davanti ai concorsi che per le specialità più carenti vanno deserti”. Può essere. ma tant’è: dottori specializzati già in pensione sono tornati in corsia.

La carenza di medici, però, va inquadrata in un contesto in cui il vero problema non sono tanto i laureati in medicina, quanto gli specializzati. “Servono risorse da investire per le specializzazioni che sono troppo poche – spiega il governatore del FVG Massimo Fedriga – e inoltre noi non riusciamo a formare abbastanza medici rispetto al fabbisogno. Abbiamo bravissimi ragazzi – chiosa Fedriga – che finiscono percorsi di studio: diamo loro l’opportunità di diventare medici nella propria terra e di dare un servizio per la propria gente”.

Per risolvere, o almeno tamponare, questo deficit di camici bianchi, la ministra Grillo ha promesso 41mila assunzioni in più, sbloccando  una quota parte di precari con contratti atipici. Si tratta, però, di personale già attivo nella sanità. Regolarizzarlo, quindi, non vuol dire riempire i buchi evidenti. “Se guardiamo indietro al 2009 la perdita di personale ammonta a ben 46mila unità nel 2017” spiega al Sole  il segretario dell’Anaao Assomed Carlo Palermo. “Medici e infermieri in primis mancano all’appello: assumerli richiederebbe almeno 2 miliardi. Ci chiediamo: le risorse ci sono”?

E’ questa la domanda cruciale. Se servono 2 miliardi di euro solo per soddisfare il fabbisogno di medici nel sistema sanitario, con quali risorse il ministro Grillo – e il suo omologo al Miur Bussetti- pensano di assumere un medico per ogni istituto scolastico? Saranno medici specializzati o generici? Potranno operare nella Usl locali lavorando a tempo parziale sia nelle scuole che negli ospedali? O lavoreranno a tempo pieno ed esclusivamente nelle scuole?

Leggi altre notizie su OggiScuola

Seguici su Facebook e Twitter

I commenti sono chiusi.