Il debito pubblico cresce di 6 miliardi al mese, neanche i tagli alla Scuola hanno salvato il governo degli incoscienti

9  min di lettura

In origine era un buco, ora una voragine. Il debito pubblico italiano corre e raddoppia la velocità nell’ultimo anno. Da gennaio 2018 a gennaio 2019, la voragine nei conti dello Stato si è allargata di 71 miliardi di euro. Al ritmo di quasi 6 miliardi al mese e con un incremento del 3,10%. E’ quanto emerge dall’analisi di Unimpresa sulla base di Bankitalia.

Ad aggiungere sale sulla ferita anche il mancato raggiungimento del promo obbiettivo, quello che vede il consuntivo 2018 a mezzo punto in più sul rapporto debito-Pil nonostante l’aggiornamento in extremis del Def voluto da Bruxelles.

I dati parlano chiaro e i buoni propositi dell’incosciente governo del cambiamento restano tali solo sulla carta. Con questo esecutivo, insomma, non ha funzionato neanche usare l’istruzione come bancomat. Da cui prelevare risorse ogni volta che ce n’è bisogno. In Italia, un paese tra gli ultimi al mondo per la quota di spesa destinata all’istruzione (152° su 157 totali, dati Oxfam), quello di tagliare sulla scuola sembra essere un vizio costante, che lascia dietro di sé conseguenze devastanti. Il taglio di 4 miliardi alla Scuola, definito dall’esecutivo ‘razionalizzazione delle risorse’, dunque non fa quadrare i conti dell’economia italiana prossima alla recessione.

Tra le scelte politiche del governo e la propaganda c’è un abisso. Con un paio di slogan si mette a tacere il dibattito nascondendo la polvere sotto il tappeto. Alla tabella 7 della Legge di Bilancio troviamo i finanziamenti per il Ministero dell’Istruzione, ripartiti per categorie e voci di spesa. Un passaggio è dunque doveroso.

Come è evidente si parla di una riduzione da 48,3 a 44,4 miliardi spalmata su tre anni (dal 2019 al 2021), con una diminuzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 miliardi). Tutt’altro che briciole, se si considera che corrisponde al 10% dei finanziamenti complessivi destinati al settore scuola.

L’ALLARME DI CARLO COTTARELLI

L’allarme sul pessimo stato dell’economia italiana arriva anche da Cottarelli che, in un’intervista a Repubblica, afferma: “Il redde rationem sul debito pubblico e’ imminente. L’Europa chiederà’ al governo italiano di ridurre il rapporto debito/Pil e di indicare come intende farlo nel Def. E questa volta non potremo sfuggire, dice Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici.

“La tragicommedia di dicembre ci serva da lezione. Sfidare l’Europa e’ solo una mossa autodistruttiva”. Il 10 aprile deve essere consegnata a Bruxelles la prima bozza del documento su cui si aprira’ il dibattito parlamentare. Entro fine mese toccherà al Piano nazionale di riforma e all’Aggiornamento del piano di stabilizzazione sulla spinosa questione del debito pubblico.

Cottarelli spiega in che senso dobbiamo evitare di sfidare l’Europa. “Da quando e’ stato approvato il Fiscal Compact nel 2012, e passata la fase transitoria di tre-quattro anni, l’esigenza si e’ fatta imperativa: l’Italia deve avviare un processo organico, coerente e credibile di riduzione del debito. Anche senza arrivare a un ventesimo l’anno per la quota eccedente il 60 per cento come da formuletta del trattato – che e’ stata annacquata ovviamente su input italiano con tutti gli escamotage possibili – qualcosa si deve pur avviare”.

I GOVERNI PRECEDENTI

I governi precedenti – continua – lo avevano sempre fatto, magari in termini programmatici e non cogenti, e senza riuscire a combinare poi molto, ma almeno un piano lo scrivevano. Ora neanche quello, anzi a Bruxelles si e’ detto a brutto muso. Noi promuoviamo la crescita in altri modi e solo dopo penseremo al debito. Un sillogismo tutto da verificare. Ci sono – dice il direttore – decine di ricerche qualificate che confermano gli effetti deteriori di un alto debito: deprime gli investimenti privati e pubblici perché alza i tassi, compromette la credibilità’ internazionale, ci porta in collisione con l’Europa. La quale già’ e’ stata ad un passo dall’aprire la procedura per disavanzo eccessivo causato dalla violazione delle regole sul debito e poi ha finto di credere a interventi tampone abbozzati in fretta: ora vogliamo ricominciare?”

 

I commenti sono chiusi.