Castelbianco: “I ragazzi covano rabbia sin dall’asilo nido, portiamoli a scuola anche di pomeriggio”

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“In Italia ci muoviamo in una modalità diagnostica descrittiva, che prevede una verifica dei problemi che emergono ma raramente risale alle cause da cui originano. Se parliamo di cyberbullismo puntiamo il dito su internet, se citiamo il bullismo a scuola allora pensiamo a quello che si fa in classe. Questa è una condotta miope, se non capiamo da dove nasce la violenza difficilmente potremo procedere. Finiamo solo per metterci sopra una toppa”. Parla chiaro Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia(IdO) e psicoterapeuta dell’età evolutiva, udito in commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza questa mattina in merito all’indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo.

L’IDO e il suo ruolo

Il lavoro dell’IdO con le scuole è pluridecennale. Da questo bagaglio esperienziale emerge che lo stesso termine bullismo “non inquadra più la realtà. E’ una parola che impedisce di affrontare il problema. Se pensiamo al bullo – continua Castelbianco – ci riferiamo al prepotente che esercita la sua forza. È uno stereotipo. L’aggressività oggi è presente nei bambini molto piccoli e nel tempo, se non viene gestita, si sviluppa e diventa violenza.

Prima ero chiamato per andare nelle scuole superiori, adesso vado nelle materne e nei nidi. Ho avuto la fortuna di aver insegnato per 13 anni a 600 assistenti di nido e scuola materna ogni anno – racconta il direttore dell’IdO- e confermo che nelle materne troviamo bambini che, anche di ottimo livello sociale, danno calci e morsi. Com’è possibile?- chiede lo psicologo- Con il Comune di Roma svolgemmo nei nidi comunali il progetto ‘Mancano gli abbracci’.

Radici profonde

I nostri operatori, che assistevano i pediatri, insegnarono il massaggio pediatrico agli educatori per favorire un contatto corporeo istituzionale con i bambini. Erano delle coccole e hanno abbassato l’aggressività dei bambini. Il risultato fu che tutti i comportamenti inaccettabili sparirono. L’anno seguente- ricorda lo psicoterapeuta- i bambini che avevano partecipato al progetto erano molto più sereni e sorridenti rispetto a quanti non vi avessero preso parte. Di questo dobbiamo parlare, se continuiamo a nominare tale fenomeno solo come bullismo diamo un’immagine singolare, riferita ad una persona, a un fenomeno che invece riguarda un problema sociale”

“Da un lato ci sono i bambini che crescono assumendo una violenza che devono tirare fuori – precisa Castelbianco – dall’altro c’è un modello sociale dominato dalla logica che chi è più forte abbia anche ragione. Crescendo questi bambini capiscono che per essere forti deve far parte di un gruppo e così nasce il branco. Per far parte del gruppo accettano qualunque cosa. Abbiamo un problema di solitudine”.

Un disagio che cresce

Le cause della violenza affondano le loro radici nei primissimi anni di vita. “Oggi non si vedono più bambini per strada con il ciuccio, sono scomparsi. I dentisti ormai parlano di sempre più bambini che soffrono di deglutizione atipica, ovvero spingono con la lingua sui denti. Cos’è cambiato?- continua a chiedere il direttore dell’IdO durante l’audizione- vanno al nido a 6 mesi e invece di ciucciare il ciuccio o il pollice si ciucciano la lingua. È un atto di autoconsolazione. L’asilo nido non è la mamma e i bambini soffrono l’abbandono, qui comincia a nascere una forma di rabbia.

I ragazzi delle scuole elementari, delle medie e poi delle superiori sono arrabbiati e la risposta che diamo è sintomatica per non affrontare il problema e metterci sopra una toppa. Abbiamo imitato gli Stati Uniti e messo i bambini all’asilo a 6 mesi, ma adesso gli stessi americani stanno rivedendo questa logica e considerano piu’ opportuno inserire al nido i bambini non prima dei 16-18 mesi”. Come procedere allora?

Il suicidio: problema enorme

Castelbianco porta un altro grande tema davanti alla commissione parlamentare: “Il suicidio o il tentativo di suicidio è diventato un problema enorme e non se ne accorge nessuno. Si cerca sempre il colpevole, come se i genitori, i familiari o i docenti non fossero stati capaci di accorgersene. Loro non c’entrano nulla – ribadisce – quante violenze avvengono nella scuola e noi continuiamo a stupirci.

Oltre a docenti dedicati agli studenti e al supporto di psicologi esperti, è importante aprire la scuola il pomeriggio – consiglia lo psicoterapeuta- per seguire i ragazzi nella loro vita prima di diventare maggiorenni. Dobbiamo coinvolgerli in attività. I giovani non hanno più centri di aggregazioni, hanno solo il cellulare”.

Una rabbia da combattere

Adottare un criterio evidence based “non risolve il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, perchè questo fenomeno non presenta un aspetto clinico. I bambini sono arrabbiati e lo abbiamo dimostrato portando negli asili nido gli abbracci che abbassano la loro aggressività. Cercare criteri clinici non ci porterà da nessuna parte- afferma Castelbianco- quello che manca è l’equilibrio emotivo nei bambini e l’equilibrio di stabilita’, anche intellettiva, negli adulti che stanno con i bambini. Andare nello scientifico significa segmentare il problema e non trovare una soluzione.

L’adulto deve essere presente per far crescere i minori in modo sano, ma gli adulti non ci sono a scuola, non ci sono in famiglia e non ci sono nei luoghi di aggregazione. È un problema sociale determinato da noi adulti e noi cerchiamo un indicatore scientifico? Continuiamo a non accettare- conclude- che gli adulti non ci sono mai quando i ragazzi sono insieme”.

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