Reputazione e onore, la Cassazione: “Ecco le espressioni dei genitori che sviliscono le qualità dei prof”

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Reputazione ed onore sono beni fondamentali della persona. Come noto, il nostro ordinamento prevede norme che stabiliscono proprio come è tutelarle. La materia, si legge su La Legge per Tutti, è stata fortemente innovata da un recente decreto legislativo che ha depenalizzato il reato di ingiuria, trasformandola in un semplice illecito civile.

INGIURIA, IL CASO A SCUOLA

L’ingiuria è l’offesa recata all’onore e al decoro di una persona presente nel momento in cui viene proferita la frase. Se la vittima si trova altrove non si può parlare di ingiuria. La cassazione ha ritenuto che vi sia ingiuria nella lettera indirizzata a una professoressa dalla madre di un alunno bocciato. Nella missiva si affermava come l’insegnante “non fosse degna” del proprio alunno e avesse consapevolmente evitato di tenere conto dei progressi dello scolare. Entrambe le espressioni sono state ritenute offensive perché sviliscono le qualità morali e professionali dell’insegnante. Non ritenuta quindi all’altezza di insegnare e anche scorretta nel compiere il proprio dovere.

COME PUNIRE L’INGIURIA

L’ingiuria oggi è solo un illecito civile. Per punire l’ingiuria quindi non si può procedere a una querela alla polizia o ai carabinieri. Bisogna invece procedere con una causa civile che si può fare tramite il proprio avvocato. All’esito del procedimento il giudice condannerà il responsabile al risarcimento del danno e a pagare una multa allo Stato (da 200 euro a 12mila euro).

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