Scuola. Rischia il carcere il Ds che rimprovera l’insegnante davanti alla classe. La sentenza

7  min di lettura

Scuola. Rischia il carcere il preside che rimprovera un professore davanti alla classe. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 2927 del 2009. Come riporta Studio Cataldi in un articolo, se il preside ha delle lamentele “può farle in privato ma non può permettersi di mettere alla berlina un prof davanti alla sua classe”.

LA SENTENZA

I giudici della quinta sezione penale hanno confermato la condanna (con risarcimento del danno) ad un preside della scuola che entrando in una classe e constatando “la particolare vivacità e l’elevata indisciplina” della scolaresca si era rivolto al prof dicendogli “lei e’ un incapace, lei e’ un incompetente”.

Nonostante il ricorso del preside, non c’è stato nulla da fare. La Suprema Corte ha sottolineato come  le offese “non riguardavano critiche legittime avanzate dal superiore gerarchico a uno specifico operato del dipendente. Bensì la sfera personale di quest’ultimo di cui ledevano l’onore e il decoro, mettendone in dubbio la capacità e competenza di fronte a un’intera classe di alunni”.

In tema di ingiuria, ha concluso la Corte, “occorre che le espressioni usate individuino gli aspetti censurabili del comportamento stesso, chiariscano i connotati dell’errore, sottolineino l’eventuale trasgressione realizzata”. In ogni caso le critiche non devono mai avvenire davanti alla classe.

IL RECENTE CASO – “Non sai spiegare Boccaccio”, ds entra in aula e interroga il prof poi gli invia una contestazione disciplinare

Ha scritto una lettera di contestazione di addebito al docente perché, a suo parere, non saprebbe spiegare Boccaccio. E’ quanto accaduto al tecnico commerciale Sommeiller di Torino. Il preside, Gianni Paciariello, ha così esordito nella missiva: “In data 5 febbraio 2019, alle ore 21.55 circa, il sottoscritto entrava in classe per verificare l’attività scolastiche che si stava svolgendo”.

Con la comunicazione, il dirigente contesta al prof di aver violato “doveri di corretto comportamento”. Questo perché il professore avrebbe dato “due risposte assolutamente non convincenti” sul perché sia importante studiare ancora oggi il Decameron di Boccaccio e si sarebbe inoltre rifiutato di dare ulteriori risposte.

Il prof è Davide Trotta, docente ai corsi serali della scuola. Laureato con “110 e lode” in Letteratura e filologia latina, precario abilitato all’insegnamento dopo aver passato la selettiva trafila del “tfa”, il prof stava illustrando i compiti svolti dai discenti.

L’interruzione

Mentre spiegava, il ds è entrato e ha interrotto la lezione domandando perché fosse importante studiare ancora Boccaccio.  La prima risposta basata sul pensiero “mercantile” e sullo stile di scrittura, scrive Repubblica, non ha soddisfatto il dirigente, che ha rifatto la domanda. Ma neppure la seconda spiegazione ha convinto il dirigente. A quel punto Trotta si è rifiutato di proseguire questa sorta di interrogazione.

Per il ds “risultano violati i doveri di corretto comportamento sanciti dalla vigente normativa, dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici e dal Ccln”.

La contestazione solleva le ire del sindacato: “È un atteggiamento caporalesco. Mentre il disciplinare dei lavoratori è preciso, quello dei dirigenti scolastici è vago. E negli ultimi anni lo spazio per gli abusi è aumentato”, dice Scarinzi della Cub Scuola. La sigla difenderà il docente durante l’audizione in contraddittorio.

Leggi altre notizie su OggiScuola

Seguici su Facebook e Twitter

I commenti sono chiusi.