Donazzan: “Distribuzione fumetto ‘Foiba rossa’ alle superiori”. L’accusa: “Apologia di fascismo con soldi pubblici

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Fa discutere la decisione di disporre la distribuire del fumetto ‘Foiba Rossa’ nelle scuole superiori di Verona. L’accusa ai vertici decisionali è quella di utilizzare il dramma delle Foibe per fare apologia di fascismo, o comunque di promuovere- con soldi pubblici – prodotti culturali e realtà associative di estrema destra.

L’assessore alla Scuola per la regione Veneto, la leghista Elena Donazzan, è intervenuta ieri a Verona, nella sala degli Arazzi del municipio. Nel palazzo di Città si teneva la presentazione dell’iniziativa di estendere la distribuzione del fumetto ‘Foiba Rossa’ anche alle scuole superiori della città. “Sul Giorno del ricordo e sull'”obbligo morale” di fare memoria delle vittime delle foibe le istituzioni hanno trovato convergenza”. ha dichiarato Donazzan.

L’iniziativa

L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale e dall’Ufficio scolastico provinciale, è cofinanziata dalla Federazione veronese delle associazioni degli esuli, rappresentata dal professor Davide Rossi.

“Le istituzioni stanno trovando la massima armonia di intenti per far conoscere questa storia di Italia e di italiani taciuta per troppo tempo” ha affermato Donazzan.

La distribuzione di ‘Foiba Rossa” nelle scuole è finanziata direttamente dalla Regione. A seguito del protocollo siglato nel 2011 con la Federesuli e con l’Ufficio scolastico regionale.  Il fumetto è dedicato alla storia della studentessa istriana Norma Cossetto, seviziata e infoibata dai titini, miliziani slavi al servizio del maresciallo Tito.

L’iniziativa di Regione e Federesuli di distribuire ‘Foiba Rossa’ nelle superiori in realtà viene dopo la distribuzione – già avvenuta – in 102 scuole medie della provincia di Verona. Un’idea partorita sempre dalla leghista Donazzan.

La polemica

Al centro della polemica c’è l’idea, da parte di alcuni ambienti di sinistra, che il tema delle Foibe venga spesso strumentalizzato per normalizzare il fascismo e farne apologia. C’è addirittura chi parla di una “annafrankizzazione” di Norma Cossetto e più in generale di un processo di “olocaustizzazione delle foibe”, che spesso si serve di falsi storici e particolari romanzati spacciati per documentazione esatta.

Ma non è solo il contenuto dell’opera il cuore della questione, quanto il contesto “culturale” e l’ambiente di diffusione della graphic novel.

L’editore

Il fumetto ‘Foiba Rossa’ uscito dalla matita di Emanuele Merlino, e ispirato al libro “Foibe rosse” di Frediano Sessi, è edito da Ferro Gallico, una casa editrice indipendente specializzata sulla fumettistica. L’obiettivo di questa realtà culturale è quello di “tramandare memorie sulle quali grava il velo di silenzio e oblio del conformismo culturale. Del ‘politicamente corretto’“. Sulla homepage del sito, tra gli altri prodotti editoriali distribuiti, campeggia “MUSSOLINI SOLDATO: IL DIARIO DIVENTA UN FUMETTO”. Un’opera che racconta, tramite immagine, le imprese del Duce durante la grande guerra.

I legami con CasaPound

Inoltre, anche questo è oggetto di dibattito, la prima realtà a proporre ‘Foiba Rossa’ nel capoluogo veneto è stato il movimento di estrema destra CasaPound. A marzo 2018, infatti, i “fascisti del terzo millennio” organizzarono una presentazione del libro, annullata a causa di un attacco incendiario imputato ad esponenti dell’estrema sinistra veronese. In quell’occasione, Donazzan difese a spada tratta l’iniziativa di CasaPound, riprendendo le parole di Carlo Cardona, esponente locale del movimento neo-fascista.

“La responsabilità di ciò che accadrà sarà delle istituzioni – dichiarava l’assessore – che non stanno agendo contro la violenza dei centri sociali”.

La faccenda si concluse, nonostante le proteste dei collettivi studenteschi, con la concessione di una sala del comune per la presentazione di ‘Foiba Rossa’. Grazie anche alla richiesta da parte dell’associazione esuli.

‘Foiba rossa’, la storia si riapre

L’idea di far distribuire il fumetto alle medie e nelle scuole superiori, per di più a spese dei contribuenti, rischia di generare nuove polemiche e contraddizioni. Sulla pagina veronese di “Potere al Popolo” – unico partito in Italia a definirsi apertamente comunista – si legge che “il consiglio comunale ha approvato una mozione per far impedire che le complesse vicende legate alla storia del Confine Orientale vengano ‘minimizzate’ o siano oggetto di teorie negazioniste o giustificazioniste”. Una mossa che stronca il dibattito prima ancora che inizi.

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