Maturità. Il ministro Bussetti risponde alle polemiche: “Chi protesta sulla nuova prova presto cambierà idea”

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La nuova maturità porta con sé diverse polemiche, ma dal Miur rispondono colpo su colpo. “Se qualcuno protesta e si lamenta, penso che cambierà presto idea attraverso le simulazioni che faremo”. Lo ha affermato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, oggi a Torino, a margine dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Accademia Albertina delle Belli arti, a proposito della nuova prova di maturità.

“L’abbiamo adeguata, ritagliata, conformata rispetto alle esigenze del percorso che gli studenti hanno fatto. Quindi, stiano tranquilli gli
studenti, siamo vicini e le cose funzionano. Sono coinvolti loro stessi in questo percorso di avvio e partenza del nuovo esame di Stato. Abbiamo già risolto tutto”.

Nuova, ma non troppo

Il ministro ha spiegato che l’esame di maturità “non è nuovo, perché è presente nel decreto legislativo del 2017”. “Noi l’abbiamo riaggiustato”, ha aggiunto Bussetti, eliminando l’alternanza scuola-lavoro e le prove Invalsi come momento determinante per l’accesso all’esame stesso”.

La polemica

L’imposizione ad anno in corso delle modalità per la nuova prova di maturità ha suscitato non poche polemiche. Ecco cosa ne pensa in merito la FLC CGIL.

“Nonostante i tanti appelli di docenti e intellettuali, il MIUR ha marciato dritto con la cancellazione del tema di storia. L’eliminazione della terza prova multidisciplinare e ora con l’accorpamento di matematica e fisica nella seconda prova dei licei scientifici”.

“C’è il serio rischio di uno scollamento tra le simulazioni proposte dal Ministero, la realtà scolastica e le stesse indicazioni nazionali. E’ ora che il MIUR cominci ad ascoltare i tanti insegnanti che hanno sollevato forti perplessità sulla nuova prova multidisciplinare di matematica e fisica: l’appello per cambiarla in pochi giorni ha raccolto quasi 15.000 adesioni’, continua la nota.

“L’esame di Stato deve basarsi sul lavoro svolto nel quinquennio di studi da insegnanti e studenti, con una coerenza tra prove e percorsi di apprendimento. I tempi di applicazione della riforma devono essere distesi, non si può calare dall’alto la nuova prova a metà anno scolastico. Il Ministro ascolti la scuola – conclude la nota – e dia un segnale di inversione di tendenza rispetto al fenomeno di costante delegittimazione e scollamento del MIUR dalla scuola reale e dal lavoro degli insegnanti”.

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