Le carte geografiche non dicono la verità: una storia reale che pochi docenti (e alunni) conoscono

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“L’attività di realizzazione di rappresentazioni cartografiche, intese nell’accezione più ampia. Dalle carte topografiche alle carte geografiche, alle raccolte (atlanti), alle carte tematiche, ai cartogrammi, profili, plastici e globi”.

E’ questa la definizione che Treccani dà del concetto di “cartografia”. Ebbene, il fatto che si parli di “attività” è non di “scienza” o “disciplina” è tutt’altro che casuale.

L’arte di rappresentare il mondo – per lo più su una superficie piana – è stata ed è ancora frutto di scelte ben precise e, di conseguenza, un prodotto parziale e non completamente oggettivo.

In altri termini, rappresentare in piano una realtà sferica come la terra è operazione assai complessa, per non dire impossibile. Tanto che i cartografi, nel corso della storia, finivano sempre col dare dimensioni e prospettive “inesatte” ai territori rappresentati.

Il centro e la periferia

Basti pensare che la scelta sul dove posizionare certi territori è di per sé frutto di convenzioni. Se ad esempio nelle carte geografiche della terra in uso nelle scuole italiane – ed europee – il centro è inevitabilmente occupato dall’Oceano Atlantico, le mappe che usano gli studenti in Giappone collocheranno al centro il Pacifico.

ll mondo visto dal Giappone: mappa degli anni ’50. Fonte: Limes, Rivista italiana di geopolitica

Il “sopra” e il “sotto”

Persino il semplice abbinamento del “Nord” con il “sopra” e del “Sud” con il “sotto” è una pura convenzione. Per rendersene conto, è sufficiente dare uno sguardo alla Tabula Rogeriana. Un tentativo medievale di rappresentare il mondo, elaborato dal cartografo e viaggiatore arabo al-Idrisi. Nell’opera, commissionata dal re normanno Ruggero D’Altavilla, l’Africa si trova “sopra” l’Europa e, per quello che riguarda le proporzioni, risultano ovviamente poco rispondenti alla realtà. La penisola iberica, ad esempio, sembra molto più piccola rispetto ad altri territori (in basso a destra).

Tabula Rogeriana di al-Idrisi

Gli “errori” di Mercatore

Altro celebre esempio della non-oggettività delle carte geografiche è l’elaborazione di Mercatore (al secolo Gerardus Mercator) cartografo e studioso fiammingo del ‘500. Nella sua rappresentazione del globo, infatti, l’America del Nord assume dimensioni di gran lunga superiori rispetto all’Africa, come pure la bianchissima e ghiacciata Groenlandia sembra un colosso se paragonata al continente nero. Quando in realtà, le dimensioni dell’Africa superano entrambe.

Il mondo secondo l’elaborazione di Mercatore

Questione superata?

Oggi, con l’avvento della fotografia satellitare e con la rappresentazione sferica, certe inesattezze sembrerebbero superate. Ma persino Google Maps, il sistema che attualmente domina il modo in cui viene concepita la cartografia, dichiara apertamente di essere “alla ricerca della cartina geografica perfetta”. Confermando, fra le righe, che anche le sue mappe sono passibili di imprecisioni.

“I cartografi hanno sempre rivendicato l’oggettività e hanno sempre immaginato di creare mappe da una posizione onnisciente, quasi divina”. Così si esprime Jerry Brotton, storico della cartografia: “Parlando di Google Maps, tuttavia, in realtà queste mappe sono un prodotto della costa occidentale americana”.

Conclusione

La rappresentazione del mondo è per definizione un’operazione prospettica. La resa grafica di un punto di vista, non necessariamente l’unico. E’ compito dei docenti, specie in un paese come l’Italia dove la geografia è tra le discipline più reiette, spiegare queste cose ai ragazzi.

Se l’Italia e l’Europa si trovano sopra e non sotto, e al centro del mondo anziché alla periferia è frutto di una scelta, non della realtà.

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