Telecamere a scuola. Crepet: “Meglio valutare i docenti prima dell’incarico e durante la carriera”

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“Così non si fa prevenzione”. Con queste parole si esprime Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e opinionista, pur dichiarandosi favorevole all’istallazione di telecamere di sorveglianza all’interno delle scuole. Specialmente per quello che riguarda la scuola dell’infanzia.

“La via maestra sarebbe un’altra – spiega lo psichiatra – valutare gli educatori prima di dare l’incarico, ma anche durante la loro carriera. Siccome non si fa, va bene la telecamera”.

In altri termini, il dottor Crepet – intervistato sul Gazzettino – ritiene quello delle telecamere un espediente di ultima istanza, non la soluzione.

“Veniamo da una pedagogia violenta – continua Crepet – Agli anni miei gli insegnanti picchiavano anche gli adolescenti. Un tempo si diceva te le sei meritate, adesso c’è più attenzione. È giusto ora”.

A domanda diretta sulla possibile funzione educativa dello “scappellotto”, lo psichiatra risponde secco “No. E non pensate che lo scapaccione della mamma faccia meno male di quello della maestra”.

E’ quindi nei docenti e negli educatori che va cercata la risposta. Nel metodo educativo e nell’interazione coi genitori.

A proposito di quest’ultimo argomento, oltretutto, Crepet aveva analizzato il fenomeno della violenza contro i docenti da parte degli alunni e spesso da parte anche dei genitori.

“”Se tuo padre e tua madre non ti hanno mai detto un no da quando sei nato, il primo no che ti dice un esterno non lo accetti. L’educazione è una fatica che nessuno è più disposto a fare: coinvolge i genitori, i nonni, gli educatori, anche quelli fuori scuola a incominciare dall’ambito sportivo.

Tutto questo ha una ricaduta drammatica: è una generazione che non conosce più i sogni perché non sono state insegnate le passioni. A forza di dire di sì tutto diventa grigio, si perdono i colori. Tutto è anticipato rispetto a ieri, oggi a 13 anni fai la vita che una volta si faceva a 18. La società anticipa i suoi riti: prima maturi, prima diventi consumista.

Oggi un ragazzino di 13 anni al telefonino si compra quello che vuole e questo crea una sproporzione, è una maturazione fittizia: non sei maturo perché sei su Facebook, ma se hai una tua autonomia. Oggi giustifichiamo tutto, non conosciamo i nostri figli, siamo abituati a non negare loro mai niente, a 13 anni le figlie fanno l’amore e non ci sono molte mamme che svengono alla notizia. Si consuma tutto troppo in fretta, anche la vita”.

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