Allarme diagnosi ADHD. L’esperto: “Molte sono dettate dall’incapacità di sopportare bimbi vivaci”

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Negli ultimi anni si e’ visto un incremento di bambini affetti da iperattività o sindrome da deficit di attenzione (adhd). Il pediatra spagnolo Carlos Gonzales analizza il fenomeno e giunge a una sua conclusione: molte diagnosi sono dettate dall’incapacità’ della nostra società di sopportare i bambini vivaci.
Il diverso, il troppo curioso, vengono considerati malati e curati con farmaci potenzialmente pericolosi. Chi di noi genitori con bambini in eta’ scolastica non ha sentito parlare dell’adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività? Dopo gli Stati Uniti, anche in Europa si sente infatti sempre più’ citare questo disturbo del comportamento riferito a bambini vivacissimi, che sembrano incapaci di stare fermi a scuola e super agitati.
A questo fenomeno il pediatra spagnolo Carlos Gonzaleses, noto anche in italia per il libro ‘Besame mucho: come crescere i vostri figli con amore’, dedica un lungo capitolo del suo libro ‘genitori e figli insieme’ (il leone verde), partendo da un dubbio. Non e’ che forse si sta diagnosticando e trattando l’iperattività’ con criteri eccessivamente ampi? L’incidenza di adhd in eta’ infantile in spagna e’ tra il 5% e il 7%, un tasso nella media mondiale che si mantiene stabile da decenni. In realtà’, il numero di diagnosi e di trattamenti farmacologici e’ salito alle stelle negli ultimi anni, sia in Spagna che negli Stati Uniti.

L’iperattività e’ una malattia?

Innanzitutto bisogna partire dal concetto di malattia, dice Gonzales. Che cos’è’ la malattia? E’ facile definire una persona malata quando si rompe una gamba o ha un’influenza. Ma, per esempio, la calvizie si può’ considerare malattia? Ci sara’ chi pensa che l’alopecia sia una malattia e chi che avere capelli oppure no siano due possibilità’ dell’essere umano. Altri ancora riterranno che l’alopecia sia normale negli uomini dopo una certa eta’, mentre e’ una malattia nei bambini e nelle donne.
Un medico potrebbe argomentare che essere calvo non fa male, non e’ pericoloso per la salute e pertanto non e’ una malattia. Insomma essere sani o malati non e’ sempre oggettivo. E i medici da decenni sono alle prese con la difficoltà’ di definire la malattia. Cosi’ ci si domanda se l’iperattività’ e’ una malattia oppure no. Considerandola malattia ci possono essere ripercussioni positive: il bambino iperattivo non e’ responsabile delle sue azioni e non può’ essere rimproverato e punito come scapestrato, ma anzi merita rispetto e aiuto. Ma anche conseguenze negative: lo stigma sociale, difficoltà’ di essere ammesso a scuola, abbassamento dell’autostima, sensazione di non essere normale e soprattutto il rischio di essere trattato con anfetamine e altri farmaci. Mentre un disturbo fisico si può’ comunque misurare in modo oggettivo, i disturbi comportamentali no.

Come si fa a sapere se un bambino e’ più attivo e meno attento del normale. Come si misura?

Le case farmaceutiche, denuncia Gonzales, si danno da fare per sensibilizzare gli insegnanti a diagnosticare la malattia. Spesso si tratta di promozione di farmaci mascherata da formazione professionale. Lo stesso avviene attraverso i giornali, con articoli che trattano l’iperattività’ come malattia che necessita di una cura farmacologica. Ma non si menzionano gli effetti indesiderati di questi farmaci. Basta prendere il bugiardino del metilfenidato, il farmaco usato per curare i sintomi di adhd, e si scoprono effetti indesiderati potenzialmente gravi. Tanto per citarne uno: un paziente su 100 a seguito del farmaco può’ presentare idee suicide o allucinazioni.

Perché negli ultimi anni c’e’ stato un aumento di bambini iperattivi?

Davanti all’aumento di diagnosi ci sono due possibilità’: i bambini di adesso sono iperattivi come una volta, ma un tempo non ce ne si rendeva conto e li si chiamava semplicemente monelli, piantagrane. Oppure, i bambini di ora sono piu’ iperattivi di un tempo. Ma perché’? Probabilmente c’e’ del vero in entrambe le affermazioni. Una volta c’erano più’ possibilità’ per chi non si adattava al contesto scolastico. Oggigiorno c’e’ solo un’alternativa al successo: il fallimento scolastico.
Inoltre i bambini di oggi sono più agitati a causa di diversi fattori. Un primo fattore e’ che i bambini di oggi hanno sempre meno tempo per il gioco libero e per fare ciò’ che vogliono. Passano invece molte ore in attività organizzate dagli adulti. Secondo, frequentano molto di più’ l’asilo nido. Uno studio americano dell’istituto nazionale della salute del bambino e dello sviluppo umano afferma: i piccoli che passano più’ tempo all’asilo sviluppano più’ problemi di aggressivita’. e terzo fattore che potrebbe rendere i bambini di oggi più’ nervosi e’ la televisione.

FONTE ILNOSTROFIGLIO.IT – DIRE NOTIZIARIO SETTIMANALE PSICOLOGIA

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