Rischia 6 mesi di sospensione il docente che boccia lo studente che si rifiuta di studiare

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Rischia 6 mesi di sospensione il docente che boccia lo studente che si rifiuta di studiare

La vicenda, che ha coinvolto lo Studio dell’Avvocato Delia, riguarda un procedimento disciplinare. Aperto nei confronti dell’intero consiglio di classe di un Liceo scientifico siciliano.

I genitori di uno studente si sono recati dal Ds lamentando l’ingiustizia della bocciatura del figlio. Nello specifico, secondo gli stessi, nonostante il figlio avesse dimostrato nei primi 4 anni di Liceo una scarsa attitudine alle materie scientifiche, la mancata promozione era illegittima. Giacché, al contrario, altri studenti erano aiutati e promossi.

Il fatto

Lamentavano, in particolare, che il negativo profitto era dovuto agli errati metodi di insegnamento di una delle docenti del Consiglio. E nel consentire la decisione di “rimandare” il proprio figlio a settembre, anche gli altri docenti avevano avallato tale decisione solo in danno del ragazzo stesso.

Secondo la famiglia, in particolare, il Consiglio ed in particolare alcuni docenti dello stesso, avrebbero illegittimamente omesso di considerare il particolare stato del ragazzo. Giacché la propria madre, a causa di una grave malattia, sarebbe venuta meno di lì a poco. Ragion per cui è legittimo che lo studente rifiuti di sottoporsi ad interrogazioni o dovendosi accettare la classica scena muta.

Nonostante l’esito dell’esame di riparazione avesse dimostrato, non tanto la scarsa preparazione, ma un categorico rifiuto a studiare per recuperare quelle materie e, in sede di esame, lo stesso Dirigente scolastico venne chiamato per assistere, a fronte della successiva bocciatura, i genitori depositarono un esposto.

A fronte di tale esposto l’Ufficio scolastico Regionale nominò un ispettore che, dopo mesi di attività, concluse per la responsabilità dell’intero Consiglio di classe.

Tra gli addebiti mossi a taluno degli insegnanti, tra gli altri, veniva contestato il fatto che, nonostante una mail da parte di uno dei genitori che chiedeva di tenere in considerazione lo stato psicologico del figlio, questi lo avessero comunque interrogarlo.

Si prospettava la sanzione sino a 6 mesi affidando la competenza per la gestione del procedimento disciplinare non al Dirigente scolastico ma all’Ufficio Competente per i Procedimenti Disciplinari (UCPD).

I risvolti

La vicenda metteva a nudo l’attualità della sempre più difficile convivenza tra il convincimento del libero insegnamento del docente ed i doveri dei discenti.

Secondo l’ispezione ministeriale il docente, a fronte di situazioni delicate come la salute di uno dei genitori non sarebbe libero di impartire l’educazione migliore. Pur a fronte di un netto rifiuto a sottoporsi agli insegnamenti la promozione non potrebbe essere negata. Sarebbe lecito, dunque, rifiutare categoricamente lo studio di uno o più materie peraltro nella specie fondamentali per l’indirizzo di studi.

E ciò nonostante siano stati diversi gli episodi, riportati in sede ispettiva e di colloquio seguivano atteggiamenti “menefreghisti” e arroganti dello stesso. Aveva deciso di ribellarsi al sistema scolastico non studiando due delle materie curriculari e facendo scena muta in sede di esame di riparazione.

L’esito

Il Docente, convocato presso l’UCPD  ha avuto modo di spiegare le sue ragioni. Supportato dallo Studio, ha messo in luce le motivazioni che lo hanno condotto ad utilizzare uno strumento correttivo.

Dopo aver valutato il caso di specie, accolte le tesi difensive in favore del Docente, ha disposto l’archiviazione del procedimento disciplinare sopradetto.

L’esito raggiunto, che si è guadagnato il plauso del mondo docente, ha restituito valore e dignità alla “punizione” impartita dal professore nell’esercizio dello jus corrigendi. Indispensabile nella formazione dello studente e troppo spesso smorzato dall’intervento dei genitori.

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