Proposta rivoluzionaria: tutti a scuola un’ora dopo per lavorare meglio. I dettagli

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Proposta rivoluzionaria (e possibile?): tutti a scuola un’ora dopo per lavorare meglio. I dettagli

Regalare agli studenti 34 minuti in media di sonno in più per raggiungere un rendimento scolastico superiore del 64%. Questo è quanto sostengono studi scientifici, sulla scorta dei quali l’istituto Majorana di Brindisi, in collaborazione con l’Università la Sapienza di Roma, ha avviato un progetto sperimentale.

Alleggerire gli studenti, permettendogli di riposare un po’ di più, potrebbe essere una soluzione innovativa. “Impossibile chiedergli di essere sveglio e attivo quando è sotto gli effetti di un costante jet lag” afferma la studiosa del sonno americana Wendy Troxel. “Solo un teenager su dieci dorme la quantità di ore raccomandata dai pediatri – spiega – tra 8 e dieci per notte. Forzare i ritmi circadiani ha effetti immediati e a lungo termine, interferisce con l’umore e le capacità di ragionamento”.

Lo studio

Lo studio scientifico è stato condotto nel distretto scolastico di Los Angeles. Nella metropoli californiana gli studiosi hanno riscontrato un aumento del 50% nell’uso di alcol e sostanze tra quanti lottano con la sveglia al mattino. Un incremento del 38% di tristezza e depressione per ogni ora in meno di sonno. Più tentativi di suicidio tra adolescenti. “Chi dorme cinque ore per notte ha le stesse capacità di reazione di chi si mette alla guida ubriaco”, conclude.

Da qui l’idea di posticipare di un’ora l’inizio delle lezioni. Un’iniziativa che, per ora, non ha raccolto grandi risultati in termini di adesione. Negli Usa, infatti, sono poche decine su 24mila gli istituti superiori coinvolti da tentativi di questo genere.

La sperimentazione in Italia

Il primo istituto a tentare la nuova strada è il Majorana di Brindisi, in collaborazione con l’Università la Sapienza di Roma.

“Venti alunni della IH, le cui famiglie hanno aderito al progetto, incominciano le lezioni un’ora più tardi, alle 9 – spiega al Corsera la docente responsabile, Rosa Palmizio Errico.

I giovani pugliesi “hanno iniziato a compilare un diario del sonno e a tenere traccia dei vari stimoli, seguendo un protocollo che abbiamo fornito loro e un software sviluppato dai ricercatori».

Tramite il confronto in classe, con modalità indicate dall’università, si valuta poi se dormire una quantità di tempo definito può migliorare l’apprendimento.

I risultati della sperimentazione saranno disponibili alla fine dell’anno scolastico. I ragazzi, spiega la docente “arrivano a fine giornata con un livello di attenzione maggiore, misurato con test interattivi»; e – dice – «le valutazioni sono mediamente più alte, e minori le difficoltà nello studio”.

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