“Se non mi vedete tornare per mezzanotte mandate i cani”: gli scrutini raccontati da una prof

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  • “Gli scrutini sono come la primavera: arrivano all’improvviso, ma, invece di allargare il cuore alla speranza, lo incupiscono in una morsa di freddo sgomento. Al loro arrivo sarai sempre impreparato. Inevitabilmente sommerso. A pochi giorni dalla scadenza, da pacchi di compiti che si accumuleranno e peseranno sulla tua coscienza come il fantasma di Cesare con Bruto.

COMPITI E VERIFICHE

A nulla saranno valse strategiche programmazioni di compiti e verifiche, in modo da scaglionare la correzione. Essi si accumuleranno inevitabilmente sulla tua scrivania, come i debiti del MontePaschi, producendo un poderoso scoglionamento che condurrà all’unica inevitabile soluzione. Una maratona emendatoria che quelle di Mentana ci spicciano casa, dove tu sarai trasformato in un distributore automatico di valutazioni tanto da dare un voto a qualsiasi cosa. Sei meno al partner sotto le lenzuola, quattro e mezzo al salumiere che dice: “Gliela rimango? È un po’ in più.” Al termine di questo turbine di correzioni, dove avrai modo di constatare come spesso i teneri virgulti finiscano per capire C quando tu avevi detto A, si passa alla fase ragionieristica, ovvero i conti della serva: le medie.

IL DISAGIO TECNOLOGICO

Nell’era paleolitica, prima che le magnifiche sorti e progressive del registro elettronico venissero ad aprire al corpo docente le nuove frontiere del disagio tecnologico. Il bravo professore faceva tutti i conti a mano, armato di pazienza e calcolatrice, scrupolosamente attento al mezzo voto, al più, al meno. Riempendo fogli di numeri che poi venivano trascritti sul registro di carta con la stessa cautela di un bimbo di sei anni che redige la paginetta in bella copia. Il registro elettronico, però, si è abbattuto con la fredda efficienza della tecnologia su questa romantica immagine del docente ragioniere,. Poiché le medie e i conti vengono fatti automaticamente, cancellando quei lunghi pomeriggi trascorsi a sommare, moltiplicare e dividere. Tuttavia, siccome la vita del professore è un pendolo che oscilla tra la noia del collegio docenti e il dolore della redazione delle scartoffie. Anche ciò che sembra nato per facilitare l’esistenza didattica e per consentire finalmente un alleggerimento del carico di lavoro finirà per produrre una mole di disagio proporzionale all’ipotetica facilitazione. Ecco quindi che sul povero docente si abbattono una ad una tutte le piaghe derivanti dalla rivoluzione digitale: i voti non si possono inserire perché il sistema si è impallato per il gran numero di accessi; il computer non consente di salvare i voti immessi perché è stato posseduto da Satana e tu non sai se chiamare il tecnico o il prete perché fino a due minuti fa funzionava.

LA BEFFA FINALE

Si giunge poi alla beffa finale quando, convinto di aver inserito i voti, ti rechi allo scrutinio con la coscienza linda come quella di un neonato. Ma all’improvviso vieni aggredito dal coordinatore che, con la bava alla bocca stile bimba dell’esorcista, ti vomita un “mancanosoloituoivoti!”. E tu ti senti pugnalato dallo sguardo accusatore generale e costretto a inserirli manualmente tra mugugni sommessi e sbuffi d’impazienza. Ma proprio mentre stai per inserire l’ultimo voto, dopo che hai dovuto ripeter tre volte l’operazione perché il collega addetto all’inserimento è un po’ sordo, il sistema inspiegabilmente si blocca. Panico.

IL PROTOCOLLO D’EMERGENZA

Il protocollo d’emergenza prevede in questi casi l’immediato ricorso al tecnico di laboratorio, cui si lancia un disperato SOS. Che cade nel vuoto. Perché egli è stato allertato contemporaneamente dagli altri consigli e non può immediatamente prestare soccorso. Egli alfine si palesa e, scuotendo la testa con rassegnazione, comunica ciò che nessuno vorrebbe mai sentire: “Il sistema si è bloccato. Non si può procedere.” In mezzo allo sconforto generale e alla lugubre prospettiva di restare tra le fredde mura scolastiche fino a notte inoltrata, trovi il tempo e la lucidità di mandare un ultimo messaggio ai tuoi cari. “Se non mi vedete tornare per mezzanotte mandate i cani!”

Prof. Annalisa

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