Dettato a scuola, Adriana Molin: “Ecco in quali casi può diventare controproducente per gli alunni”

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ADRIANA MOLIN- GIUNTI SCUOLA

Osservare i quaderni dei bambini che incontro è una buona opportunità che mi aiuta a riflettere su di un modo d’insegnare. Che, sviluppatasi in epoche lontane, è tutt’ora molto diffuso nella vita scolastica della primaria. Mi riferisco al dettato che ho visto applicato sui quaderni dei bambini che conosco.

Molti sono i tipi di dettati osservati, diversi per classe di riferimento e per obiettivo che si pongono. Ho visto dettati per acquisire abilità e contenuti, per verificare apprendimenti, per assegnare compiti a casa o comunicare informazioni ai genitori. È un’attività pervasiva che occupa tempo scolastico, soprattutto nei primi anni di scolarità. Ed è, purtroppo, fonte di grande preoccupazione per bambini con rischio di difficoltà di scrittura. Per questa ragione propongo alla riflessione tale pratica osservata come strategia didattica per insegnare a scrivere.

IL DETTATO

Sebbene il dettato non appaia più centrale nella prassi didattica come accadeva qualche decennio fa quando era citato anche nei programmi scolastici, è ancora una metodica applicata fin dai primi giorni di scuola all’apprendimento della scrittura. Ho visto, nel primo quaderno di classe prima, dettati sistematici di sillabe, che tuttavia sottraggono alla scrittura la sua funzione comunicativa, cui seguono, più in là nel tempo, dettati di parole e successivamente di frasi. Sottostante a questa pratica c’è un’idea di apprendimento della scrittura che privilegia i processi di transcodifica della lingua, a partire dalle unità minime da consolidare e automatizzare per finire alle più complesse. Sono insegnati, quindi, i processi riguardanti le componenti meccaniche della grafia e quelle linguistiche dell’ortografia.

BUONA PRATICA

Il dettato sembra una buona pratica se lo scopo è esercitare i bambini nelle componenti strumentali che devono diventare automatiche, ma non lo è per favorire lo sviluppo delle componenti centrali della scrittura che riguardano l’espressione scritta. Che il dettato sia ritenuto l’attività principe per imparare l’ortografia è testimoniato da esperti, pubblicazioni e programmi scolastici non italiani. Per la lingua italiana – forse è il caso di ricordarlo – il dettato di parole e frasi non è semplice corrispondenza fonema-grafema perché sono richieste competenze grammaticali per decidere come scrivere parole omofone, ma non omografe (es. “a” con o senza “h”), sebbene ciò avvenga in misura minore di altre lingue.

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