Io, docente della scuola della Costituzione, non voterò mai più M5S

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Io, docente della scuola della Costituzione, non voterò mai più M5S

di Tonio Petronella, insegnante

La gran parte dei lavoratori della conoscenza del mondo della scuola, che aveva visto nel programma del M5S sulla scuola una sorta di grimaldello per ribaltare la L.107 del Governo Renzi, vive oggi nello sconforto più totale. Con sentimenti che oscillano tra la delusione, il disorientamento, la rabbia.

Il voltafaccia

Da tempo mi vado chiedendo come sia stato possibile per il M5S passare dalla piattaforma elaborata dal movimento di base dei docenti, che produsse la proposta di Legge di Iniziativa Popolare (LIP), una proposta con profonde radici nella Costituzione Italiana, alla scelta politica di lasciare (senza batter ciglio e senza un pur minimo sussulto dubitativo) il MIUR nelle mani della Lega.

Con la nomina a Ministro di un anonimo funzionario dell’USR della Lombardia, con un curriculum di un grigiore assoluto, collaboratore di Valentina Aprea, vera anima della riforma Gelmini contro cui il PD eresse barricate. Salvo poi portarla a compimento sin nelle sue più estreme conseguenze con la famigerata L.107. Grottescamente chiamata “Buona Scuola”.

Oggi ci siamo quasi abituati alle spettacolari giravolte del M5S di Di Maio, ma nel momento in cui si formava il governo, la totale resa alle richieste della Lega sulla scuola destò non poco stupore e disorientamento tra i tantissimi docenti di ogni ordine e grado che avevano convintamente votato per il M5S.

La lega nel solco del centro-destra

Era chiaro che la Lega, che aveva sostenuto la riforma Gelmini nella compagine governativa berlusconiana, avrebbe portato indietro le lancette della storia delle riforme della scuola. Da subito il famoso “contratto” si palesò come una foglia di fico insufficiente per mascherare la decisione del M5S di abbandonare la scuola al suo declino aziendalistico. Di lasciarla annegare nelle paludi burocraticistiche. E di lasciarla continuare ad impoverirsi culturalmente, con i tanti feticci che oggi mortificano la professione docente: la didattica delle competenze (che trasforma gli insegnanti in meri trasmettitori di “istruzioni per l’uso”), la scuola-progettificio, l’ossessione compulsiva della valutazione invalsizzata.

Dulcis in fundo, la totale sudditanza alla cultura federalista leghista, che vuole una scuola regionalizzata e soprattutto de-meridionalizzata nelle lande leghiste del Nord.

Il giudizio sulla scuola

Sulla scuola è inciampato rovinosamente il PD renziano. Probabilmente il mondo della scuola darà una dura lezione anche ai pentastellati. Che hanno mostrato di essere bravissimi nel costruire tanta fuffa propagandistica per carpire facilmente voti. Ma che alla prova del governo hanno mostrato tutta la loro inconsistenza politica e culturale, rivelandosi simili ai tanti governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati negli anni. I quali hanno avuto tutti come denominatore comune l’attacco alla scuola della Costituzione, per definizione pubblica, laica e pluralista.

Costruttori di soffitte, li avrebbe definiti Gramsci, alla pari degli altri, con l’aggravante della manifesta malafede e del viscido opportunismo elettorale.

Come docente della scuola della Costituzione, penso di aver preso la più grande cantonata politica della mia vita nell’aver votato il M5S. Per tanto, mai più M5S!

 

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