Basta con la “sindrome da primo della classe”: bisogna educare i ragazzi agli insuccessi

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Basta con la “sindrome da primo della classe”: bisogna educare i ragazzi agli insuccessi

Educare i figli ad affrontare gli insuccessi e le delusioni, in modo che sconfiggano sin da subito la cosiddetta sindrome del “primo della classe”. Questo è quanto propone, in una scheda di approfondimento dedicata, il portale AdoleScienzacurato da un collettivo di psicologi e psicoterapeuti esperti nell’ambito dell’età evolutiva.

Il riferimento, in particolare, riguarda le difficoltà e gli insuccessi che – inevitabilmente – costellano il percorso dei ragazzi durante il loro percorso scolastico. “Un’interrogazione andata male – spiegano gli esperti – un compito sbagliato, una gara persa sono situazioni quotidiane in cui bambini e ragazzi incontrano un fallimento”.

La normalità degli insuccessi

Quella degli insuccessi è una totale normalità, dunque, con cui genitori e docenti devono confrontarsi, consapevoli di ciò che va fatto per  supportare i più piccoli. Senza andare nel panico caricandoli di ansie, nè banalizzare l’accaduto sottovalutando il forte carico emotivo che piomba sui ragazzi.

E’ fondamentale educare bambini e adolescenti ad affrontare anche la sconfitta, e trasmettere il messaggio che ciò che conta è arrivare in fondo, migliorare, divertirsi, saper accettare che un altro possa fare meglio di noi in quel momento.

La sindrome da “primo della classe”

Insomma, bisogna imparare l’importanza di saper perdere sin da piccoli, e niente può impartire un simile messaggio meglio dell’esempio dei genitori. I ragazzi, in altre parole, capiscono come affrontare le delusioni e le sconfitte osservando il modo in cui lo fanno mamma e papà.

“Si rischia – chiariscono gli esperti – di trasmettere ai figli, anche in modo inconsapevole, il messaggio che si è importanti solo se si vince”. Quando in realtà “Per loro è fondamentale sentire di essere amati per quello che sono, con i loro limiti e le loro difficoltà, anche se non sono bravi in tutto e se non arrivano sempre al primo posto, a scuola, nello sport o in ogni altra attività”.

Cosa fare?

Gran parte del lavoro si fa mettendo in primo piano “il bicchiere mezzo pieno”, valorizzando gli insegnamenti positivi che anche un fallimento può portare con sé. Il rispetto delle regole, ad esempio, il divertimento e le emozioni che i ragazzi hanno provato.

Ovviamente è opportuno utilizzare giochi adatti all’età dei figli o farli partecipare ad attività sportive in linea con le loro abilità, in modo da confrontarsi con gli altri ed entrare in contatto con i propri limiti, che possono però essere superati. Accettare la sconfitta significa anche che si può capire dove abbiamo eventualmente sbagliato, per evitare di commettere lo stesso errore in futuro.

Questione di tempo

Ovviamente tutti i possibili rimedi da mettere in campo non devono aumentare la pressione sui ragazzi. E’ necessario, infatti, che bambini e adolescenti abbiano il tempo per digerire gli insuccessi. E’ facile che un adolescente, dopo aver preso un 4 in matematica, si barrichi in camera e non voglia parlare con nessuno. Avrà bisogno del suo spazio e del suo tempo.

“Ai genitori – concludono gli esperti –  spetta il compito di insegnare ai figli prima di tutto il valore dell’averci provato, dell’impegno e dei possibili errori. Perdere non significa essere dei perdenti o non avere gli strumenti e le capacità per competere, ma fa parte dell’esperienza: il successo sta nel riuscire ad accettare anche le piccole sconfitte e imparare da esse”.

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