L’importanza di arrabbiarsi, le esperte: “Troviamo il modo più appropriato per farlo”

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Lo sai che le emozioni sono come dei mattoni.

Mapifin

Costruiscono la casa delle nostre relazioni.

Trasformano in sentire tutto quello che ci accade

Sono gioia se si vince, sofferenza se si cade.

Sono come un filo rosso che attraversa l’esistenza

Non si può mai farne a meno, non si può restare senza.

Se tu vivi un’emozione fanne dono a chi ti ama

Non voltare il viso quando un amico triste chiama.

Rassicura chi ha paura dai conforto alla tristezza

Scaccia via chi ti disgusta, cerca chi dà tenerezza.

Le emozioni son colori ed il quadro siamo noi

Dentro al loro arcobaleno non c’è prima e non c’è poi

Sorpresa, rabbia, tristezza, disgusto, gioia e paura

Grazie a voi la nostra vita è una magnifica avventura

(Alberto Pellai)

 

Tutte le emozioni hanno diritto di essere vissute, quello che risulta importante è imparare ad esprimerle nel modo più appropriato. Questo processo di apprendimento passa attraverso l’esperienza che ogni bambino fa, inizialmente, nella relazione con le sue figure di accudimento per poi estendersi alle altre figure significative che incontrerà nel suo percorso di crescita.

LE EMOZIONI

Il bambino si trova inevitabilmente a confrontarsi con emozioni piacevoli e spiacevoli, tutte funzionali, perché risposta fisiologica dell’organismo ad uno stimolo esterno o interno. Come accennato sopra, perché il bambino senta di poter esprimere le sue emozioni in totale libertà, senza pensare che siano qualcosa di pericoloso, anche se si tratta di emozioni intense e non piacevoli, deve potersi confrontare con un adulto capace in primis di sentire e dare voce a tutte le sue emozioni. Se quest’ultimo, a sua volta, non ha sperimentato questa possibilità nella sua infanzia, potrà incontrare difficoltà nel supportare il bambino nel processo di regolazione emotiva che consente di gestire in maniera efficace le proprie emozioni: tutto questo a sua volta potrà portare a inibire l’espressione emotiva o a mettere in atto strategie disfunzionali che possono sfociare in malesseri di vario genere (somatizzazione, depressione, impulsività, ansia, insensibilità, vendetta).

La rabbia è una delle emozioni primarie che spesso arriva all’attenzione di famiglie e insegnanti, oggetto di interrogativi sui possibili significati e modalità di gestione, perché sovente considerata come qualcosa di negativo e sbagliato. Al di là del significato specifico che può rivestire per una persona in una data situazione, essa segnala ciò che è importante per quella stessa persona e la motiva all’azione, potendo, se gestita in modo costruttivo, favorire un cambiamento significativo. Dentro la rabbia spesso c’è ben altro, ed è a questo ‘altro’ che è importante rivolgere ascolto e attenzione (Marcoli, 1999).

LE CONSIDERAZIONI

Quando ci si interroga sulla rabbia, il problema riscontrato riguarda le sue modalità di espressione e le conseguenze che derivano da una sua regolazione inadeguata. Queste considerazioni valgono fin dalla tenera età: il bambino arrabbiato è un bambino che sta comunicando qualcosa del suo stato interno, sta esprimendo un segnale, un messaggio che va accolto e significato.  E’ molto importante che lo stato emotivo del bambino, qualunque esso sia, venga riconosciuto, accolto, validato, nominato, e allo stesso tempo che egli sia messo nella condizione di apprendere valide strategie di regolazione delle emozioni, in particolar modo di quelle spiacevoli: tutto ciò contribuisce a formare una competenza emotiva che, come sottolineato in precedenza, il bambino ha la possibilità di sviluppare nell’ambito della relazione a partire dalle figure di riferimento.

Che fare dunque di fronte alla rabbia dei bambini?

Innanzitutto è importante distinguere tra rabbia, un sentimento, e aggressività, un comportamento che rappresenta una delle possibili, ma non l’unica, modalità di espressione della rabbia: è importante che il sentimento sia legittimato, ma non il comportamento e che venga data voce all’emozione: “Mi sembri proprio arrabbiato….ti capisco….è difficile rinunciare a qualcosa che piace…..”. Di fronte alle manifestazioni esterne della rabbia, qualora queste siano particolarmente aggressive, si possono condividere con il bambino alcune semplici regole, ad esempio: “Quando ti arrabbi non puoi fare del male a te stesso, agli altri o danneggiare gli oggetti” (Pudney, Whitehouse, 1999).

Può essere utile rassicurare il bambino che quello che sta sentendo in quel momento non durerà per sempre. Senza minimizzare, ma spiegandogli che passerà e da lì a poco potrà sentirsi meglio.

Ancora, superata la fase acuta, è possibile trovare delle alternative con il bambino riguardo a quello che si può fare quando si è arrabbiati. Nel rispetto delle regole che si sono stabilite in precedenza.

LE STRATEGIE

Tante sono le strategie proposte che possono essere d’aiuto, dal barattolo della calma montessoriano all’angolo della rabbia (proposto da Pellai nel libro presente in bibliografia): qui il bambino, viene portato in un luogo designato proprio per scaricare la rabbia, sapendo comunque che l’adulto è li vicino a lui e non lo abbandona e che, una volta tornato tranquillo può tornare a fare qualcosa di bello con i pari e le maestre. In questo modo il bambino si trova a riconoscere l’emozione quando arriva e può trovare il modo per gestirla e contenerla senza farla esplodere.

Ogni carenza affettiva, ogni buco della nostra storia infantile potrebbe ripercuotersi nella nostra vita. Ecco perché si parla di educazione affettiva e di intelligenza emotiva come temi fondamentali per la crescita equilibrata di ogni soggetto, intendendo con questi termini il processo che permette di riconoscere, nominare, comprendere e gestire in modo efficace i propri stati emotivi: questa capacità rappresenta un bagaglio importante che favorisce il benessere sia a livello individuale che interpersonale.

Coltivare questa competenza risulta quindi fondamentale durante tutta la vita, fin dalla prima infanzia. All’interno della famiglia e successivamente in tutte le strutture educative, come la scuola, che si prendono cura e sono responsabili della salute psicofisica dei bambini.  

 

Dott.ssa Katia Querin

Dott.ssa Elisa Vogliotti

GDL Nazionale di Psicologia Scolastica

www.gdlpsicologiascolastica.wordpress.com

 

 

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