Allarme bimbi smartphone-dipendenti. Le esperte: “Se i genitori non sanno educare, lo deve fare la scuola”

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Daniela Lucangeli -Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova

Laura Mattera – Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova

Sette bambini su dieci, in Italia, preferiscono giocare al cellulare piuttosto che trascorrere quel tempo all’aria aperta o con gli amici. Un dato che deve allarmare e che non può non essere associato al fatto che anche moltissimi adulti mostrano chiari segni di dipendenza dai dispositivi digitali.

Certo, l’utilizzo dello smartphone non è da demonizzare in sé, ci sono anche aspetti positivi legati a un uso consapevole, ma i fattori di rischio sono notevoli, specialmente se sono gli adulti a non riuscire a gestire il processo “educativo” nell’utilizzo della tecnologia. Il ruolo della scuola diventa quindi fondamentale per riequilibrare l’uso distorto delle tecnologie digitali e prevenire i rischi legati all’abuso.

Le emozioni digitali

Nelle famiglie, nelle scuole, a casa, ormai non c’è contesto in cui nelle nostre mani non sia presente un cellulare. Questa situazione riguarda gli adulti, gli adolescenti e riguarda anche i bambini. I telefoni sono diventati quasi uno strumento di amplificazione nei gruppi di amici o di colleghi. Salendo in treno, andando dal dottore, si incontrano continuamente famiglie alle prese con pc, tablet e cellulari. Ma quali sono gli effetti del digitale sulla cognizione, sulle emozioni e sulle abilità comunicative-relazionali? Che cosa sta accadendo nelle situazioni educative?

Ormai sono noti molti degli effetti positivi del digitale su aspetti dell’apprendimento (come memoria, percezione, motivazione) soprattutto se questi strumenti sono guidati bene didatticamente.

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