Sì al cellulare in classe, la pedagogista: “Cari docenti potrebbe essere la lavagna del futuro, ecco perché”

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Oggigiorno, il ruolo dell’insegnante è cambiato.  Nell’insegnamento tradizionale l’informazione viene passata all’alunno attraverso attrezzi quali i libri di testo o le uscite programmate. Dedicate all’esplorazione ambientale e la lezione frontale permette il trasferimento della conoscenza, di cui l’insegnante è il depositario. La lavagna, infine, funge da accompagnamento passo per passo e marca un percorso di approfondimento concettuale.

L’ANALISI

Con l’avvento delle nuove tecnologie, ed in particolare degli smartphone, questo scenario ha subìto un drastico cambiamento e con esso anche il ruolo dell’insegnante. All’improvviso l’alunno ha a disposizione un mezzo che permette l’accesso immediato a risposte alle domande e soluzioni dei problemi. Questo stravolgimento permette agli alunni di accedere ad un sapere a volte maggiore di quello dell’insegnante stesso e di acquisirlo in autonomia. Sorgono quindi due quesiti fondamentali. Innanzitutto, su quale sia il vero ruolo dell’insegnante. Ma più concretamente se si possa aspettarsi che l’insegnante possegga l’intero sapere che gli alunni hanno a disposizione nel mondo virtuale. La risposta a quest’ultimo è certamente definitiva: no.

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I CASI

Non è raro, infatti, che un insegnante si trovi ad affrontare situazioni conflittuali con alunni. Che, con l’ausilio del cellulare, sollevano obiezioni che posso spaziare in campi che il docente stesso non ha mai precedentemente esplorato. Trovandosi nella situazione paradossale dove l’allievo supera il maestro. Come l’Oderisi da Gubbio del Purgatorio dantesco, l’insegnante subisce disagio professionale demotivante e mancanza di apprezzamento. Mentre lo studente tende a sottovalutare le competenze sia del docente che del sistema in generale. Con conseguente grave danno al percorso educativo e all’ambiente scolastico nella sua totalità.

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LE SOLUZIONI

Pensare che sottrarre il cellulare ai ragazzi possa cancellare il mondo virtuale è ovviamente un’utopia. Gli alunni cercheranno soluzioni alternative e continueranno a far ricorso al mezzo tecnologico, in effetti, stigmatizzando l’uso del telefonino non si farebbe altro che creare un grave conflitto in adolescenti che familiarizzano con questa tecnologia fin dalla loro prima infanzia e che da essa traggono da sempre informazione e conoscenza, come se essa avesse valore nella vita di tutti i giorni ma non a scuola!

Una delle motivazioni addotte per il divieto dell’uso del cellulare in classe è che spesso gli insegnanti si lamentino dell’impatto negativo dell’uso del cellulare nell’ambiente educativo, legando la mancanza di attenzione all’esplorazione virtuale. In parole povere i ragazzi passerebbero più tempo a guardare lo schermo dello smartphone che la lavagna.

Ma se il ruolo della scuola è anche quello di educare, perché allora non consideriamo un uso positivo della tecnologia in ambito scolastico? Insegnare ai giovani come utilizzare il cellulare in maniera adatta, sottolineandone i lati positivi ed evidenziando quelli negativi, se svolto sotto la guida e con l’assistenza dell’insegnante, può portare ad una consapevolezza tale da prevenire tanti problemi che oggi si legano a questo mezzo, primo fra tutti il bullismo.

CONCLUSIONI

Istruire ed abituare a riconoscere le fonti accademiche affidabili, addestrare a selezionarle, comprenderle e sintetizzarle, guidare i ragazzi in questo percorso di maturità sono azioni fondamentali che potrebbero essere supportate da informazioni sul corretto uso da un punto di sanitario, per prevenire i danni alla salute che l’uso non corretto dei cellulari potrebbe creare negli anni.

La scuola forse dovrebbe aiutare i nostri ragazzi a conoscere e sfruttare al meglio un mezzo del quale invece cerca di liberarsi e il nuovo ruolo dell’insegnante potrebbe essere letto in questa chiave. Il cellulare, in definitiva, potrebbe essere la lavagna del futuro.

Orit Liss -Pedagogista

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