Bimbi disabili, un’insegnante di sostegno: “La scuola di tutti è un luogo adatto per accoglierli?”

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“Sono insegnante di sostegno da molti anni. Una vita intera dedicata all’inclusione di tanti bambini con patologie diverse. Un lavoro scelto, voluto, e quasi abbracciato come un’ancora di salvezza, quando anche la mia bambina aveva il sostegno e io a casa lavoravo con lei. Poi gli anni sono passati e parte del mio essere madre si è congelata là, in quella fascia scolastica dove ti arrivano i bimbi che ti vengono affidati,e tu ogni volta ti chiedi: che faccio? Come posso aiutare questa creatura e la sua mamma, e la sua famiglia? Come accompagnare la sua crescita, il difficile percorso da affrontare che spesso diventa sempre più complicato con il passare del tempo? Però poi ti viene la forza, il coraggio, la volontà e infine la sicurezza che qualcosa  puoi fare e non poco. Io lo so che c’è sempre una strada, una porta, una possibilità che ci porta nel loro mondo, basta crederci. Ma per i bambini gravissimi mi chiedo se la scuola di tutti è un luogo adatto per accoglierli. Penso a quei bambini con disabilità multipla, che presentano un quadro complesso e un bisogno di assistenza e cura molto intenso, troppo gravi per la scuola, per le attività di socializzazione e anche per il tempo libero. Ma davvero è accettabile dire che un bambino è “troppo grave?”. Nel 2014 nasce una riflessione a livello europeo sulle disabilità complesse dei bambini a scuola e per le loro famiglie e gli operatori che li sostengono. Si è parlato di modelli di servizi interdisciplinari sul “campo” che consentano a questi bambini una maggiore inclusione a scuola, in famiglia, nella comunità: l’obiettivo non è vincere una disabilità invincibile, ma costruire una qualità di vita rivolta al loro presente e anche al loro futuro. Da questa mappa dei bisogni formativi si deve ancora passare a  nuove proposte e a un nuovo modello di inclusione possibile.

Sull’inclusione scolastica abbiamo fatto grandi passi avanti in Italia, ma nei fatti è successo  che nella scuola di tutti non si trovano tutte le risorse sanitarie e riabilitative di cui i bimbi disabili hanno necessità. La scuola non riesce a garantire tutto ciò di cui questi bambini hanno bisogno. Bisogna davvero pensare a qualcosa di innovativo. C’è il bisogno di ripensare a una scuola inclusiva e valida sotto diversi aspetti . Vi è assoluta necessità di  una maggiore collaborazione tra le cure riabilitative e le figure educative. Nei fatti la scuola inclusiva,così come è concepita, può accogliere meglio i bambini con disabilità meno severe, e quando si trova davanti un bambino con bisogni assistenziali complessi entra in sofferenza. Serve una integrazione tra educazione e sanità, questo è il nodo cruciale da affrontare. L’inclusione, quella vera, non si realizza senza mezzi, senza condivisioni senza collaborazioni sul campo. Soprattutto non si realizza se non si prevede nella scuola integrazione di figure specializzate, come insegnanti di sostegno, insegnanti curriculari, terapisti, logopedisti; organizzare il  tempo scolastico intervallato da tutte queste attività che possano offrire ai nostri bambini il massimo delle esperienze educative e riabilitative.

Mapifin

E’ così che vorrei la scuola inclusiva: completa e innovativa”.

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Mariavincenza D’Onofrio – Insegnante di sostegno

 

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