Anna Monia Alfieri: “La scuola libera è solo libera di morire”

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La scuola deve concepire l’insegnamento come dipendente dallo Stato o come una necessaria e libera attività umana? E’ questa la domanda a cui cerca di rispondere un’analisi di Giancristiano Desiderio per IlGiornale. Dario Antiseri e Anna Monia Alfieri, un filosofo e una religiosa, scrivono una lettera  ai politici sulla libertà di scuola, con particolare riferimento al rapporto tra istruzione pubblica e paritaria.

Il tema centrale: libertà di scelta per i genitori

Sono i genitori gli unici a poter decidere quale tipo di istruzione impartire – o far impartire – ai propri figli. Questo principio, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, affonda le sue radici nel pensiero filosofico dell’antica Grecia. Dai tempi, cioè, di Socrate e Protagora.

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Quello dei genitori, quindi, è un diritto di natura che prescinde dall’appartenenza allo Stato. La prole dovrebbe essere istruita in scuole ufficiali o non ufficiali, statali o private a seconda della libera scelta del genitore.

Il caso italiano

“Purtroppo in Italia – a differenza degli altri Paesi europei -, il principio-diritto della libertà di scelta della scuola è ignorato: la scuola libera – dice Anna Monia Alfieri – è solo libera di morire”.

“La scuola pubblica – scriveva il meridionalista Gaetano Salvemini – non avrebbe molto da guadagnare dalla scomparsa della scuola privata”, dal momento che quest’ultima “può rappresentare sempre un pungiglione ai fianchi della scuola pubblica, e obbligarla a perfezionarsi, senza tregua, se non vuole essere vinta e sopraffatta”.

Il monopolio statale dell’istruzione – spiega  Antiseri – tiene le scuole paritarie in una sorta di ghetto e il prezzo che si paga per questa “minorità” non è solo economico ma civile e morale.

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