Corrispondenza interscolastica, Maltoni: “Ecco perché vale la pena usare il metodo Freinet”

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di Angela Maltoni

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Da quando ho iniziato il percorso di sperimentazione didattica ed educativa “Insieme per un futuro più equo”, nelle mie classi ho approcciato – seppur con una certa gradualità – le varie tecniche e pratiche del Metodo Naturale ispirato alla pedagogia di Celéstin Freinet. Una tra queste è la “corrispondenza interscolastica”, utilizzata dal “maestro” di Saint Paul de Vence – ma anche da Bruno Ciari e da Mario Lodi – per ovviare, all’epoca, soprattutto all’isolamento culturale e sociale degli studenti di campagna.

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Dal mio punto di vista, invece, vale la pena coltivare ancora oggi questa pratica per un’altra ragione: quella, cioè, di stimolare la redazione di testi liberi che favoriscano lo scambio di pensieri, idee e fatti. La comunicazione tra pari – rispondere, per esempio, alla lettera di un coetaneo –  è un grande stimolo per imparare a decifrare e comprendere. E quindi a scrivere. Come teorizzava il pedagogista francese, in questo modo gli alunni vengono messi nella condizione di diventare protagonisti e produttori delle loro conoscenze, di scambiarsi esperienze personali, di stringere amicizie a distanza.

La cooperazione e il lavoro di gruppo sono il punto focale delle tecnica di Freinet, che li considera elementi costanti

“e presenti in tutti i livelli e in tutte le tecniche egualmente basate sul presupposto della collaborazione, dello scambio, del dialogo fra gli esseri umani”.

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