Home Opinioni Addio all’abilitazione all’insegnamento: “Caro Bussetti docenti non ci si improvvisa, è un mestiere complicato”

Addio all’abilitazione all’insegnamento: “Caro Bussetti docenti non ci si improvvisa, è un mestiere complicato”

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L’annuncio del Ministro Bussetti di voler abolire l’abilitazione all’insegnamento come se la laurea fosse titolo sufficiente per accedere a uno dei mestieri più complicati e importanti nei percorsi formativi delle persone, è una scorciatoia che cerca un facile consenso tra i docenti ma riduce in realtà l’insegnamento a lavoro impiegatizio e la scuola a un ufficio di collocamento. Per fare il medico, il chimico, l’ingegnere serve un’abilitazione successivamente alla laurea. Per fare l’insegnante no, secondo Bussetti.

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Ma che bisogno c’è? Mica si tratta di un lavoro speciale, tutti sono capaci di gestire la classe, le relazioni educative, gli incontri con i genitori….. Per loro per insegnare è sufficiente un pezzo di carta e per accedere al ruolo una sanatoria. Niente competenza professionale. Niente merito. Niente concorsi che, come stabilisce la nostra carta costituzionale, rappresentano la modalità ordinaria per accedere ai ruoli della pubblica amministrazione. In questa direzione si arriverà a cancellare la formazione in servizio, l’anno di prova, i tirocini e tutto quello che concorre a formare insegnanti all’altezza del loro compito. Un’operazione pericolosa che squalifica un lavoro così delicato e che non può soddisfare gli insegnanti che scelgono questa professione e, tanto meno, le famiglie.

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La volontà politica non sembra più semplicemente quella di cancellare la buona scuola ma tornare indietro di 50 anni, smantellando il percorso di formazione alla professione docente. Con il decreto milleproroghe si squalifica la cultura della valutazione, rappresentata dall’Invalsi e la cultura delle competenze, di cui l’alternanza scuola lavoro è un esempio qualificante. Invece di puntare a un miglioramento del quadro dell’offerta formativa e delle competenze dei docenti, si sceglie di indebolire il sistema istruzione. Ma sacrificare il futuro dei bambini e dei ragazzi non è una scelta da amministratori che hanno a cuore lo sviluppo del paese.

di Vanna Iori – Dire

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