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Un’entrata in ruolo ha senso solo se vicina agli affetti familiari

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Un’entrata in ruolo ha senso solo se vicina agli affetti familiari

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Per approfondire il problema degli insegnanti trasferiti in modo forzoso da sud a nord dall’algoritmo de La Buona Scuola riportiamo le seguenti parole: “Dalle anticipazioni ricevute dall’Ufficio scolastico regionale sulle dotazioni organiche per il sostegno e dalle prime informative provinciali è emerso che in Sicilia cresce il numero degli alunni diversamente abili, mentre non crescono i posti degli insegnanti di sostegno in organico di diritto. La copertura di queste cattedre sarà affidata come sempre all’organico in deroga assegnato in estate. Una scelta ministeriale che penalizza la continuità didattica per gli studenti siciliani e, al tempo stesso, la possibilità di trasferimento per i docenti immessi in ruolo al Nord.

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Al momento pertanto l’unica speranza di tornare in Sicilia è affidata alle assegnazioni provvisorie. Sulla base dei numeri dei posti in deroga per il sostegno in Sicilia per il prossimo anno scolastico è possibile la piena occupazione dei docenti precari specializzati, il rientro anche dei docenti di ruolo al Nord privi di specializzazione e, infine, l’assegnazione di incarichi annuali per i precari siciliani non specializzati”.

Queste le riflessioni fatte nella scorsa primavera dai componenti dell’Assemblea generale della Flc Cgil Sicilia. Considerazioni trasferibili ad ogni regione meridionale che auspica di far rientrare i propri docenti immessi in ruolo al Nord. Vediamo cosa dicevano e continuano a dire i sostenitori di questi trasferimenti forzati:
1. Alla base di questa emigrazione di migliaia di docenti italiani dal sud al nord c’è una precisa ragione: in Italia esiste uno squilibrio tra domanda e offerta che non può risolversi con un nuovo meccanismo.
2. è l’esistenza di più studenti al Centro-Nord a spingere un gran numero di docenti, concentrati nel meridione, verso Nord. Infatti, solo il 37% degli studenti italiani risiede al Sud, Isole incluse (18 anni fa era il 47%); mentre ben il 78% dei docenti coinvolti in questa tornata di trasferimenti è nato nel Meridione”
3. Negli ultimi 20 anni il numero degli alunni del Centro-Nord è aumentato di anno in anno, anche grazie alla presenza di alunni stranieri, registrando quest’anno un aumento di 320.809 alunni rispetto al 1997-98, pari a un incremento di circa il 14%, con conseguente graduale aumento del numero delle classi e degli organici.
4. Le sedi disponibili nelle regioni del Mezzogiorno per essere assegnate con i trasferimenti sono soltanto 14.192 su 40.453, pari al 35% del totale. Dunque soltanto un terzo delle sedi sarebbe stato disponibile per accogliere le domande di trasferimento dei docenti meridionali. E quindi il 38% di docenti meridionali ha trovato sede nella propria regione, mentre il 62% è rimasto fuori.

Poi ci sono quelli a cui non interessa la condizione di insegnanti meridionali costretti al trasferimento pluriennale al nord lontano dalle proprie famiglie, che dicono: “Le cattedre fuori sede qualcuno le dovrà pur coprire, visto che il diritto allo studio dei giovani viene prima di ogni altra prerogativa riconosciuta agli insegnanti”.

Aldo Domenico Ficara 

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