“Tagli in busta paga docenti”: così la Scuola paga lo scotto dei conti che non tornano tra spread e deficit

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Torna sotto i riflettori l’andamento dello spread, il differenziale di rendimento tra Btp decennali italiani e Bund Tedeschi. L’indicatore, analizzato spesso come “termometro” per lo stato di salute dell’economia italiana, venerdì aveva chiuso a 293 punti base ma stamani, con un atteggiamento cauto da parte dei mercati, stringeva a 285 punti, mentre ora si attesta sui 290,5.

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Per queste ore, in realtà, si attendeva una vera e propria tempesta finanziaria dopo che Fitch, agenzia di rating che si occupa di valutare solidità e solvibilità di aziende e interi paesi, ha abbassato a “negative” le prospettive di rating per l’Italia. Secondo quanto emerge dai dati di questa mattina, però, la tempesta tarda ad arrivare. Questo non significa che il livello di allerta si sia abbassato, specialmente se si considerano le ultime dichiarazioni da parte dei leader dell’esecutivo gialloverde. L’impennata dello spread, la tempesta speculativa ventilata a più riprese dagli analisti e l’approvazione della legge di bilancio sono tutti dossier capaci di impattare l’intero sistema-paese, compreso il mondo dell’istruzione e della ricerca.

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A finire nel mirino del declassamento da parte di Fitch , tra le altre cose, ci sono le incognite sulla manovra proposta dal governo, specialmente le misure per cui non è ancora stata resa nota la copertura. “Ci troviamo a un bivio storico in cui si sono trovati i governi negli ultimi 20 anni – dichiara il ministro e vicepremier Luigi Di Maio durante la festa del Fatto Quotidiano – scegliere se ascoltare un’agenzia di rating o mettere al centro i cittadini. Noi sceglieremo sempre gli italiani”.

Dal canto suo, anche il capo del Viminale e vicepremier Matteo Salvini interviene a proposito della manovra in riferimento al controverso rapporto deficit/PIL (che deve restare inferiore al 3% secondo il Patto di Stabilità e Crescita). “Il vincolo del 3% lo sfioreremo dolcemente, come i leghisti sanno fare, senza superarlo” chiosa il leader leghista dal palco della Berghem Fest di Alzano Lombardo (Bergamo).

La discussione sullo sforamento di questo parametro, al centro del dibattito interno alla compagine governativa, sembra l’unica via possibile per realizzare – anche solo in parte – alcune delle promesse elettorali come reddito di cittadinanza e flat-tax. I pareri all’interno dell’esecutivo, però, sono assai discordanti. Veemente la frenata sullo sforamento da parte del ministro dell’economia Giovanni Tria di una settimana fa, cui oggi fa eco il viceministro Massimo Garavaglia, puntando tutto sul tema della crescita: “Il tema è crescere di più di quanto cresce il debito. Finora le politiche dei governi precedenti ci hanno fatto essere il paese con la più bassa crescita in Europa”. Secondo quanto reso noto dall’Ocse, infatti, l’Italia è l’unico Paese del G7 che nel secondo trimestre di quest’anno ha registrato un rallentamento della crescita.

Spread, debito, manovre e crescita. Ma anche risorse per mettere in campo le riforme, specialmente nel mondo dell’istruzione.

Aumentare gli stipendi nel comparto scuola, e farlo secondo un criterio di merito, è la proposta lanciata del ministro dell’istruzione Marco Bussetti in un’intervista al quotidiano La Verità. Purtroppo, rileva il titolare del Miur, mancano le “condizioni necessarie”, ossia le risorse per poterlo fare. “Sarebbe giusto  aumentare gli stipendi – dichiara Bussetti – Vediamo cosa possiamo fare. Ci si scalda con la legna che si ha”.

Il messaggio del ministro ai leader dell’esecutivo sembra chiaro: in vista della manovra e della scadenza del contratto docenti fissata al 31 dicembre 2018, è compito del governo far quadrare i conti in modo che anche la scuola abbia l’attenzione e le risorse che merita. In caso contrario, chiarisce Bussetti, il rischio è assai concreto. “Con il rinnovo del contratto dobbiamo evitare che gli insegnanti perdano soldi – spiega il ministro – Se non metteremo noi le risorse già dal prossimo anno, i docenti avranno un taglio in busta paga”.

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