Allarme disturbi gastrointestinali e ansia: colpiti il 30% dei bimbi. Ecco i sintomi da non sottovalutare

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È esperienza comune che ansieta’ e depressione accelerino o rallentino il tratto gastrointestinale. “Molte persone hanno la diarrea o non riescono a mangiare prima di un evento importante. In pazienti che, invece, hanno dei veri e proprio disordini di ansia, oppure sono depressi o sotto uno stress particolare, il disturbo gastrointestinale puo’ diventare piu’ invalidante. Al punto tale che nel bambino non gli permette di andare a scuola o di giocare con gli amici. Rimane a casa tutto il tempo e va sempre dal medico”. A fare il punto alla Dire sulla relazione tra depressione, ansia e disturbi del tratto gastrointestinale e’ Carlo di Lorenzo, direttore della Divisione di Gastroenterologia Pediatrica e Nutrizione presso il Nationwide Chlidren’s Hospital in Ohio (Stati Uniti).

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A livello epidemiologico questi disturbi funzionali, come il dolore addominale di natura funzionale o la stipsi di natura funzionale, colpiscono fino al 20-30% dei bambini nel mondo. “Il colon irritabile, una patologia un po’ più’ specifica, riguarda l’8-12% dei minori ed e’ uguale dappertutto: in Sud America, Tailandia, Indonesia, Israele, Italia o Stati Uniti. Non ha niente a che fare con la dieta, con il microbioma o con il background socioculturale di un paese. È un problema diffuso e sta aumentanto- avverte lo specialista- perché’ dipende da disturbi molto comuni: l’ansia, la depressione e una preoccupazione eccessiva dell’ambiente. “In generale i genitori, ma potrebbero essere anche gli insegnanti o i nonni, tendono a catastrofizzare e a preoccuparsi in maniera eccessiva. Il bambino- rimarca Di Lorenzo- avverte tutti i timori, si rende conto se la mamma e il papa’ sono molto preoccupati che il figlio abbia una patologia grave. Cosi’ il piccolo continuerà’ ad avere sempre più’ sintomi e questo lo porterà’ a sottoporsi a una serie di indagini non necessarie”. È un circolo vizioso da cui il bambino difficilmente ne può’ uscire: “Più’ faccio test, più’ vengono negativi; più’ mi preoccupo perché’ non riusciamo a scoprire qualcosa e più’ sto male poiché’ i miei genitori sono preoccupati.

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Il bambino si preoccupa a sua volta e si chiede: ‘Mi fanno fare tutti questi test, avrò’ qualcosa’”. Da una indagine che il gastroenterologo ha condotto negli Stati Uniti e’ emerso come la diagnosi clinica dei disturbi ansiosi sia aumentata dal 5% al 9% negli ultimi 10 anni. “Un po’ tutti si rendono conto che viviamo in una società’ che porta più’ ansia e stress. Si parla di bullismo a scuola- continua Di Lorenzo- di gente sempre più’ asociale, che non gioca più’ con gli amici e trascorre più’ tempo a casa. Le ragioni non sono chiarissime, ma non c’e’ dubbio che i disturbi come l’ansia e la depressione risultanti dallo stress stiano aumentando”. Queste problematiche sono comuni anche negli adulti, con un’unica eccezione: “Sembrano essere più’ prevalenti nelle donne rispetto agli uomini. Il 15% delle donne nel mondo ha il colon irritabile, gli uomini un po’ di meno. Probabilmente dipende da problemi ormonali o da un diverso tipo di elaborazione del sintomo a livello cerebrale”. Per uscirne basta considerare due fattori. “Innanzitutto avere una visione più’ olistica di se stessi, e più’ totale del paziente, per riconoscere il problema invece di continuare a cercare una diagnosi che non esiste”. Di Lorenzo pensa alla divisione cartesiana ‘mente-corpo’, “che ha prodotto danni enormi. Mente e corpo sono una cosa sola. Purtroppo nelle società’ Occidentali si vuole sempre il disturbo organico e la diagnosi organica, mentre nelle culture orientali si propende verso una visione olistica che utilizza tecniche piu’ vantaggiose per trattare problematiche derivanti dallo stress, come lo yoga, la meditazione, il trening autogeno e l’ipnosi”.

Lo dimostrano i dati in letteratura: “Si migliora di piu’ con l’ipnosi che con le medicine per curare i disturbi causati dall’ansia”. Il secondo fattore e’ lo psicologo. “Negli Stati Uniti abbiamo un facile accesso agli psicologi, che sono parte del nostro team di lavoro e vengono con noi in ambulatorio. Cio’ rende tutto piu’ semplice”, ammette il direttore della Divisione di Gastroenterologia Pediatrica e Nutrizione presso il Nationwide Chlidren’s Hospital in Ohio. “Purtroppo esistono pazienti e famiglie che stigmatizzano il ricorso a questo tipo di aiuto, considerandolo alla stregua di un insulto. Invece, fa parte della terapia e funziona anche per le malattie organiche”. Il medico consiglia, in conclusione, “di accettare in primis la diagnosi e, successivamente, di trovare con entusiasmo un terapeuta appropriato, che aiuti il paziente a sviluppare dei meccanismi di difesa, di coping, per riuscire a gestire i propri sintomi nel corso della vita. Se insegno a un bambino di 10 anni a rilassarsi, a distrarsi- termina Di Lorenzo- lui lo sapra’ fare per sempre. Se gli do la pillola per 3-4 settimane, poi quando smetterà’ di prenderla gli ritornerà’ la sintomatologia”.

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