La 107 bisogna abrogarla se si vuole recuperare una scuola libera e democratica

5  min di lettura

di Libero Tassella, insegnante

Banner

La “buona scuola” di Renzi, Giannini, Faraone, Puglisi, Fedeli e Malpezzi ha esteso il concetto di azienda e di mercato anche alla scuola statale , dove è appunto il mercato che detta le sue leggi e le sue regole, impadronendosi dell’istituzione scuola e stravolgendo i principi della scuola della Costituzione basata sulla libertà di insegnamento, sulla democrazia dei comportamenti e delle decisioni , sulla collegialità, sulla parità nella comunità insegnante, parte di una più vasta comunità educante e sui saperi critici.

Mapifin

I docenti diventano le risorse umane della scuola azienda , gerarchizzati e differentemente retribuiti con l’aggiuntivo concettualizzato e con i bonus di merito, gestiti dal manager scolastico che se vuole può anche sotto mansionare con il potenziamento i suoi dipendenti docenti, gli alunni e le famiglie sono l’utenza da soddisfare, le valutazioni finali sono il prodotto aziendale misurato sul numero dei promossi, i saperi diventano le competenze e l’insegnamento un sofisticato addestramento con l’utilizzo delle nuove tecnologie -feticcio (cfr. la scuola dei tablet del dirigente scolastico Salvatore Giuliano, ora sottosegretario e mancato ministro) da misurare con le prove Invalsi e la scuola tutta diventa un luogo di tirocinio prolungato per un lavoro visto con una logica di subordinazione acritica e di sfruttamento, come per l’ASL con le sue 400 ore obbligatorie nei tecnici e professionali e 200 ore nei licei.

Il mercato e la sua logica sta progressivamente assorbendo lo Stato e le sue istituzioni, anche la scuola come recentemente ha denunciato il tanto contestato prof Savona, mancato ministro dell’Economia per il non expedit dell’ Europa.
Così nella nuova scuola azienda , la filosofia della 107 di Renzi e del PD permane, essa impera e viene diffusa con note e circolari da parte di solerti DS e dalle loro funzioni di staff (middle management).

La legge permane in vita tutta intera anche per il prossimo anno scolastico, fallito lo smontaggio per via contrattuale e sindacale , compresi i decreti legislativi che da essa promanano .
Della sua cultura neo autoritaria dirigista e aziendalista si nutre oggi la schiera dei 27.000 docenti che il 23 luglio faranno la prova preselettiva per il concorso a dirigente scolastico.
Un vero cambiamento ci potrà essere solo se si ritornerà ad una scuola istituzione dello Stato e per questo la legge del 2015 non va ottimizzata, come vorrebbe fare il nuovo ministro burocrate Bussetti , essa va invece rimossa.

I commenti sono chiusi.