Il disorientamento del Ministro Marco Bussetti

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di Enrico Maranzana

Il ministro Bussetti ha illustrato quanto intende fare per ridare serenità e fiducia al sistema scolastico: “Non ricorrerò a nuove riforme e ad ulteriori strappi, non stravolgerò la riforma della ‘Buona Scuola’ .. propongo un riallineamento complessivo che ottimizzi un impianto normativo ormai operativo da qualche anno”.

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Si ottimizza l’impianto normativo perché si condivide il ritorno all’obsoleto modello di scuola, degli anni trenta del secolo scorso, perseguito della legge 107/15.

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Una restaurazione dichiarata nel titolo della legge: la finalità educativa è stata depennata, sostituita dall’aggettivo nazionale. L’attività scolastica non deve privilegiare lo sviluppo e il potenziamento delle potenzialità dello studente: si richiede la sua adesione al sapere disciplinare. La mission della scuola è uniformata a quella universitaria.

Una restaurazione che abbandona l’approccio sistemico che caratterizzava il precedente ordinamento: la scuola è intesa come sommatoria dei diversi insegnamenti. Non esiste finalità comune e condivisa. Inequivocabile il paragrafo 7 della legge, infarcito di grossolani errori: gli “obiettivi formativi prioritari” sono sbagliati in misura superiore al 50%.

Una restaurazione che contravviene la dottrina, richiamata dal Dlgs sulla dirigenza pubblica del 2009, che enuncia il “principio di distinzione”: sono da separare e differenziare, i soggetti responsabili del COSA deve essere fatto rispetto a quelli che elaborano strategie relative al COME conseguire i risultati. La buona scuola disegna i dirigenti scolastici come tuttologi.

Una restaurazione che riduce l’autonomia scolastica a mera pratica amministrativa: la prevista valenza progettuale è depennata. La legge 107, sbagliando, richiama la norma con cui si delegava temporalmente al governo il potere legislativo. E’ stato cestinato l’approccio formativo/educativo previsto nel decreto del 99, che ha elaborato il mandato.

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