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Il caso della maglietta rossa indossata dai professori agli esami maturità

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Un paese intero si è colorato di magliette rosse rispondendo all’iniziativa una #magliettarossa per “fermare l’emorragia di umanita’” lanciata da Luigi Ciotti di Libera e Gruppo Abele, dai presidenti di Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano, che invitava tutti a indossare sabato 7 luglio una maglietta rossa per ricordare i tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate.

A tal riguardo Luigi Ciotti ha detto: “progettare e organizzare il dissenso, tradurlo in fatti concreti. Non basta indignarsi, bisogna trasformare l’indignazione in sentimento e il sentimento in impegno e responsabilità”.

Su questo argomento sta facendo discutere la scelta di un gruppo di professori, impegnati in questi giorni con gli esami maturità nel Liceo Scientifico Santi Savarino di Partinico, vicino a Palermo. Tutti i componenti della commissione – sia i docenti esterni sia quelli interni – agli orali hanno indossato in blocco una maglietta rossa. Un gesto simbolico, a sostegno di #restiamoumani, la campagna di solidarietà ai migranti, partita dal web qualche giorno fa.

Tra le reazioni politiche citiamo quelle di Gianni Alemanno, segretario del Movimento nazionale per la sovranità (Mns), che ha detto: ” Vi sembra logico che a un esame di maturità tutti gli insegnanti si presentino con la maglietta rossa? Non basta che Gad Lerner con rolex al polso abbia fatto questa invocazione, che sia diventata la moda snob di tutti i radical-progressisti? Anche in una realtà istituzionale e quindi necessariamente neutrale come un esame di maturità bisogna fare questa esposizione? Dove erano magliette di vari colori quando si trattava di ricordare i terremotati del Centro Italia oppure i tanti drammi del nostro Paese e del mondo? La realtà è che la maglietta rossa non è un atto di umanità o di solidarietà, ma un atto politico di opposizione a questo governo.

Legittimo – tutti possono fare quello che vogliono – ma non si può imporre dentro un’aula scolastica. Mi auguro che il ministro dell’istruzione abbia il coraggio di prendere posizione: basta con questa sinistra che strumentalizza tutto e tutti per portare avanti le proprie ideologie, basta con chi non ha rispetto dei valori umani perché li utilizza ai propri fini di potere”, Citiamo anche Lucia Borgonzoni, sottosegretario per i Beni e le attività Culturali e il turismo, che ha così commentato: “Chiunque ha libertà di indossare ciò che vuole in democrazia, ma è grave che degli insegnanti in servizio utilizzino il proprio ruolo per fare propaganda. Deplorevole anche il fatto che l’argomento sembra sia stato utilizzato come discussione di commissione, diventando così una forma di intimidazione verso chi, tra gli studenti, non la pensa come loro. Forse hanno sbagliato mestiere. Se questi professori desiderano fare politica, non la facciano nelle aule di scuola e non coinvolgano i ragazzi”.

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