Home Opinioni “Dove sta andando la scuola italiana?”, la riflessione di uno studente

“Dove sta andando la scuola italiana?”, la riflessione di uno studente

6 min read
0

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Yari Angelo Russo, studente 18enne del Liceo Sbordone di Napoli (ricevuta a marzo)

È necessario, oggi più che mai, riflettere su dove stia andando a finire la Scuola italiana. Una scuola che diventa sempre più “vetrina” e sempre meno luogo di scambio di idee, confronto, sviluppo del pensiero critico.
Una scuola che si sta trasformando in un prodotto da vendere al miglior offerente, per acquisire iscritti e dunque maggior visibilità per il Dirigente Scolastico.
Agli Open Day si dà il meglio di sé per mettere in scena una finzione eccellente, che narra di una scuola innovativa, aperta, piena di opportunità e iniziative per aprire la mente degli studenti. Ma nella maggior parte dei casi, purtroppo, la scuola è perfettamente l’antitesi di ciò che si racconta.
Una scuola in cui il Dirigente Scolastico ha sempre più potere a discapito degli studenti e dei docenti, che si trovano limitati in ciò che dicono e ciò che fanno, costretti ad abbandonare le loro idee e le loro iniziative per lasciar spazio ad un rassegnato “signorsì“.
Una scuola in cui il Consiglio d’istituto è una mera illusione, perché di fatto diventa un luogo in cui il dirigente illustra le proprie decisioni e ascolta quelle altrui, ma senza una reale unità di intenti e parità di opportunità.
Una scuola in cui dibattiti e confronti sono considerati pericolosi perché “politici“… e a scuola non si fa politica. E chi lo ha deciso?
Politica è mettersi alla prova, donare se stessi per gli altri, sviluppare idee, condividerle con i propri compagni, lottare insieme per dei valori comuni e analizzare la realtà che ci circonda con occhio lucidamente critico e obiettivo.
Percorsi sul razzismo, sulla Costituzione, sullo Ius Soli.. non sono argomenti di propaganda politica, bensì momenti di arricchimento personale e approfondimento del mondo che ci circonda e che dovremmo tutti provare a migliorare.
Nel modello della scuola-industria questo tipo di politica non è previsto… è previsto però quello degli accordi con la politica politicante, degli sponsor, delle passerelle che si fanno fare ad esponenti di partito in cambio di una promessa o un favore qua e là. La politica del compromesso, dello scambio di favori per far contento me e te.
Una scuola, dunque, in cui manca la possibilità di parola e il senso critico, dove chi la pensa diversamente viene messo all’angolo da chi gestisce il tutto, dove quasi tutto è calato dall’alto ma una illusoria e ben costruita vetrina deforma la realtà facendo sembrare ciò che non è.
Una scuola che è perfettamente lo specchio della società in cui viviamo.
Perche è dai ragazzi, nelle scuole, che si insegna la cultura del “pensiero unico”, della rassegnazione, che li si plasma in maniera tale da essere futuri cittadini deboli, ignari di ciò che li circonda ed estremamente manipolabili.
Ma è sempre dai ragazzi che può partire una tendenza contraria, un’opposizione a questa realtà che sta degenerando, e che non ha niente a che fare con la democrazia che dovrebbe caratterizzare ogni luogo pubblico. Dai ragazzi può e deve partire un nuovo modo di concepire la scuola, che porta alla riappropriazione degli spazi di condivisione, allo scambio di idee, alla riflessione su tematiche sociali, alla partecipazione attiva di ognuno alla vita della comunità scolastica.
Perché la comunità scolastica siamo noi, STUDENTI E DOCENTI, che dobbiamo ambire a ritornare alla cultura del SAPERE… del saper essere se stessi, del saper relazionarsi agli altri, del saper combattere le ingiustizie, del saper costruire un’alternativa, del saper sviluppare le nostre menti in maniera libera.

Comments are closed.