Lavoretto della festa della mamma per gli alunni orfani, Accardo: “Insegnare con grandezza emotiva”

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a cura di Antonella Bianco

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Festa della mamma e alunni orfani, come comportarsi? E’ questa la domanda di molti insegnanti che in questa settimana sono alle prese con i lavoretti. La redazione di OggiScuola ha chiesto il parere di un’esperta, la dott.ssa Rossella Accardo, psicologa-psicoterapeuta dell’età evolutiva, su una questione che è posta tra l’etica di non turbare e la pedagogia dell’includere. La soluzione al problema è infatti per la dottoressa Accardo quella del dialogo del docente con la famiglia: “Ogni caso va studiato singolarmente e la chiave di volta è nell’accordo con la famiglia, cercando di capire cosa sia stato riferito all’alunno sulla mancanza di una delle figure genitoriali”.

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“Piuttosto che abolire una consuetudine – continua l’esperta – sarebbe meglio trovare delle opportunità per coinvolgere gli orfani in un processo di inclusione nella scuola. Nell’occasione della festa del papà o della mamma, per esempio, i bambini possono collaborare con gli altri piccoli alla stesura o alla costruzione di biglietti e pensierini, redigere insieme alle maestre delle lettere in cui esprimere “cosa vorrei dire al mio papà”, per poi magari leggerle al resto della classe ed elogiare l’impegno che i bambini hanno nel lavoro. Con il sostegno di tutta la classe, se non si è spaventati da qualche lacrima, l’espressione dei propri sentimenti potrebbe aiutare molto di più i bambini a elaborare il lutto della perdita rispetto alla sua negazione. Al contrario, si rischia invece di rendere i bambini i soggetti involontari di riprovazioni, in un clima che rischia di diventare più di scontro che non di abbraccio e di accoglienza. Di tutela dunque solo delle emozioni del docente ma non quelle del bimbo. L’alunno infatti potrebbe regalare il lavoretto ad una nonna, ad una figura femminile presente nella sua vita, o anche lasciarlo sulla lapide della mamma che non c’è più”.

In altre parole, è sempre meglio abbattere muri che costruirne altri per escludere: “La logica del ‘riparare’ – continua la dottoressa- delle sofferenze passa sempre attraverso la via dell’inclusione e mai attraverso il rifiuto e l’allontanamento. Questo sia che si tratti di feste o di riti e celebrazioni che fanno ormai parte degli usi comuni. Il bimbo deve avere dunque la consapevolezza che non c’è la presenza fisica del genitore, ma emotivamente quella c’è sempre. Il lavoretto non è solo in classe, ma anche altrove, con pubblicità o riferimenti materiali alla festa della mamma. Il compito dell’insegnante è di mediare il comportamento della realtà e far sì che il bimbo possa reggere a questa mancanza”.

“Bisogna insegnare con grandezza emotiva – conclude la dottoressa Accardo – perché il bimbo avrà il papà sempre dentro di sé e la scuola ha il dovere di accompagnarlo alla realtà di fatto”.

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