Al cinema “Arrivano i prof”, un messaggio per tutti: “Non c’e’ rispetto per la passione di chi per poche lire fa un lavoro insostituibile”

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La Buona scuola fa ridere ma anche riflettere. Sugli schermi italiani il primo maggio in 300 copie, per iniziare, “Arrivano i prof“, distribuito da 01 e prodotto da Aurora Film, 11 Marzo film e Rai cinema. Il film di Ivan Silvestrini, con Claudio Bisio, Lino Guanciale, Maurizio Nichetti, e il rapper Rocco Hunt per la prima volta attore, e’ una commedia accolta piu’ che calorosamente nell’anteprima nazionale degli Incontri internazionali del Cinema a Sorrento da una platea di studenti, genitori e insegnanti coinvolti e partecipi in un riuscito remake di una fortunata pellicola francese del 2013, ‘Les profs’, mai approdata in Italia, a sua volta figlia di una striscia umoristica di Pica ed Erroc pubblicata dal 2000.

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Bisio, Guanciale, Nichetti, Maria Di Biase, Shalana Santana, Piero Ragusa e Alessio Sakara sono “l’eterogenea banda di matti”, come li definisce Silvestrini, i “magnifici sette” secondo Bisio, “i peggiori professori per i peggiori studenti” secondo il ‘cattivo provveditore’ Francesco Procopio, inviati nel liceo Manzoni del suo amico preside Andrea Pennacchi per abbassare la media dei promossi alla maturita’ sotto il 50% e determinare la chiusura dell’istituto. A favore, ovviamente, della costruenda scuola privata di Procopio in cui i docenti sono sostituiti da attori che leggono le lezioni. Un piano scompaginato anche dagli studenti del liceo, Rocco Hunt in testa (che del film cura la colonna sonora) insieme alla ‘secchiona’ Irene Vetere. I “peggiori professori”, esplicita la pellicola, sono stati selezionati da un algoritmo.

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E se si ride per i dialoghi surreali, le azioni sconclusionate dei professori, la mimica sempre soprendente di Nichetti docente di chimica, e l’accattivante scansione temporale delle scene quasi fumettistica, il tema serio della scuola rimane fondante. “Mi sono divertito moltissimo a girare – spiega il regista, figlio di insegnante cosi’ come Guaciale, che nella scuola lavora da dieci anni, mentre Irene Vetere la frequenta ancora – ma questo film e’ un omaggio ai miei professori, per certi versi peggio di questi, ma che mi hanno insegnato la curiosita’ e che con la dedizione si ottengono risultati. Gli insegnanti fanno un lavoro faticoso per accedere nei ragazzi, oggi sempre meno curiosi, un desiderio di conoscenza“. “SIlvestrini e’ una persona seria e con lui ho lavorato bene per la serieta’ con cui ha trovato la comicita’ – spiega Nichetti – questo film e’ anomalo per la produzione italiana perche’ esce da una mera rappresentazione della realta’”.

“Non so come andra’ il film, ma sono contento di averlo fatto perche’ ha il coraggio di essere controcorrente. Alle volte i film hanno una presunta profondita’. Questo film non la cerca, ma credo , spero, che alla fine la trova”, sottolinea Bisio. “Ho visto con gli occhi di mia madre insegnante la trasformazione della scuola – rivela Silvestrini – ora sempre piu’ nella logica turbocapitalista. Noi ne parliamo con leggerezza. Ma non e’ un mondo che proprio ci piace quello in cui si danno fondi alla scuola privata e in quella pubblica manca la carta iginieca e i cancellini. Io credo nella scuola pubblica e credo possa formare bene come quella privata”. Chiede “rispetto” per gli insegnanti Guanciale. “Il bullismo contro i prfessori e’ solo la punta dell’iceberg – dice – da anni si e’ invertito il rapporto tra docenti e genitori, con i genitori che pretendono attenzioni speciali per i figli, o meglio ‘mio figlio non si tocca’. Il nostro sistema non legittima gli insegnanti, partendo dalla convinzione che chi lo fa, lo fa perche’ non ha saputo fare altro e puo’ guadagnare poco perche’ ha 4 mesi di vacanza. Non c’e’ rispetto per la passione di chi per poche lire fa un lavoro insostituibile per la societa’. Bisogna ripensare gli insegnanti come educatori”. “Il mio personaggio di pluribocciato non si allontana molto dalla mia passata condizione scolastica – racconta Rocco Hunt – ma in fondo la scuola, contribuendo a farmi sentire escluso ed emarginato, perche’ io tale mi sentivo, mi ha aiutato a diventare quello che sono. In Italia c’e’ un bug tra scuola e il mondo che dovremmo affrontare una volta usciti dalla scuola, non c’e’ un sistema come in Svizzera e in molti paesi che mette in connessione scuola e lavoro. Un futuro lavoro in Italia e’ una chiacchiera. Un ‘noi non ti abbandoneremo’ della potrebbe essere la motivazione all’impegno degli studenti”.

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