Home Opinioni Prerequisiti psicologici per l’apprendimento, un prof spiega: “Ecco come potrebbe essere la vera lezione educativa”

Prerequisiti psicologici per l’apprendimento, un prof spiega: “Ecco come potrebbe essere la vera lezione educativa”

8 min read
0

di Marco Gaudino, insegnante- qui il suo libro La scuola dentro

Molto spesso ci si ritrova a programmare dei percorsi che chiamiamo educativi e didattici ma ci si dimentica spesso quali siano quelli legati alla formazione della persona.
Sembrera’ Fanta-scuola quello che scrivo oggi, ma non trovandomi mai a lavorare con le classi intere se non per piccoli gruppi o alunni singoli, insegno strumento musicale, spesso mi capita di soffermarmi a riflettere sulla parola “educativo”, sperimentandone il significato.

Mi sono sempre interrogato sui perche’ dello scarso rendimento dei molti alunni che mi sono capitati nel corso degli anni e tante volte ho trovato le risposte nei loro problemi di vita.
Famiglie separate, genitori erroneamente affettuosi o anaffettivi, generano quasi sempre i problemi degli alunni che ogni giorno ci troviamo ad affrontare nelle classi.
La creazione dei docenti di potenziamento ancora oggi non e’ riuscita a supportare questi alunni che spesso ci rendono la vita scolastica quasi impossibile.
Un successo educativo dovrebbe corrispondere sempre ad un successo scolastico.

Prendiamo il caso di un’alunna che ho avuto in passato e qui chiamiamo per motivi di privacy “Genoveffa”.
Una tipologia di alunna che si assentava spesso, molto apatica ma mai scorretta nei confronti dei docenti e dei compagni.
Una ragazzina che parte dal presupposto di non essere in grado di riuscire in nulla, a prescindere da qualsiasi proposta didattica, e’ quasi sempre una persona che non accetta una situazione di vita vissuta.
La sua mamma era stata una ragazza madre che aveva chiuso ogni rapporto con il suo compagno.
Genoveffa viveva, dunque, senza padre.

Genoveffa era una ragazzina di terza media, bocciata in precedenza per un numero di assenze che andava oltre quelle consentite, viveva l’assenza di suo padre con un dolore mai affrontato e condiviso con sua madre.
Ogni cosa da conquistare o acquisire per lei era un peso enorme, il suo dolore represso non le consentiva di apprendere.
Quanta confusione si creava intorno a Genoveffa nei consigli di classe, quanti malintesi nella sua apatia.
La sfida educativa possibile da parte dei docenti sarebbe dovuta essere tirarle fuori il problema, farglielo condividere ed affrontare con sua madre.
Un giorno chiesi alla ragazza se le mancava il padre, lei aveva cercato di parlarne con me diverse volte, bloccandosi sempre.
Lei rispose di no.
Io le dissi che i litigi con sua madre di cui spesso mi parlava, erano dovuti alla questione che forse la riteneva responsabile dell’assenza di suo padre.
Le dissi: << Genoveffa a te manca tuo padre e non riesci ad affrontare la vita senza di lui, la mattina ti senti stanca e non riesci a venire a scuola, non hai fiducia in te stessa perche’ ti senti diversa. Devi parlarne con tua madre, cerca di riflettere su quello che ti so dicendo. Basta litigare con lei>>.
Dopo diversi mesi in cui Genoveffa andava avanti tra alti e bassi scolastici, un pomeriggio durante una lezione mi mostro’ le foto di suo padre.
Foto che la ritraevano con suo padre, sua madre, la compagna attuale del padre con dei suoi nuovi fratelli e sorelle di cui lei non ne sapeva l’esistenza.
Le brillavano gli occhi nel mostrarmeli.

Mi disse ho riflettuto, sono andata da mia madre e le ho parlato.
Un giorno mia madre mi ha passato una persona a telefono: era mio padre, erano anni che non lo sentivo.
Prof ci siamo riusciti mi disse: oggi ho anche preso un bel voto in Francese.
Monto’ lo strumento e suono’ come non aveva mai fatto.
Terminai la lezione dicendole che ora lei era la padrona della sua vita e delle sue emozioni: brava Genoveffa le dissi, sono davvero contento per te.
Sono casi, a volte le lezioni educative riescono, ma tante volte no.
Le lezioni educative dovrebbero essere il centro di un’azione strategica rivolta agli alunni in difficolta’ che non hanno i prerequisiti psicologici per apprendere. Andrebbero concordate nei consigli di classe, discusse nei collegi dei docenti, supportate dai corsi di formazione.
Quei prerequisiti che quasi sempre hanno radici nelle carenze affettive o al contrario nell’iper-protezione delle famiglie da cui provengono e che noi scuola contemporanea non riusciamo ancora a comprendere ed individuare, ma soprattutto non siamo pronti a formulare delle ipotesi di soluzione ad essi.

Buona lezione a tutti.

Comments are closed.