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Mutismo selettivo, l’Ausl: “E’ disturbo spesso non riconosciuto”. Le famiglie: “Formare le maestre”

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Parlano solo a casa, con mamma e papa’, e coi fratelli. O al massimo con l’amico del cuore, ma sussurrandogli all’orecchio. Con tutti gli altri e in tutti gli altri ambienti che frequentano, scuola compresa, si esprimono a gesti. Ma non hanno ne’ difficolta’ linguistiche ne’ ritardi cognitivi. Sono i bambini che soffrono di mutismo selettivo, una forma di ansia sociale che insorge generalmente nell’eta’ del nido o della materna. Puo’ durare da pochi mesi a qualche anno e, se non riconosciuta in tempo, evolvere in un vero e proprio disturbo. A Bologna sono circa 30 i casi segnalati all’Ausl, mentre nelle scuole comunali c’e’ un solo bimbo certificato (per altri due e’ in corso la valutazione). Se n’e’ parlato giovedi’ mattina a Palazzo D’Accursio, nel corso di un’udienza conoscitiva della commissione Sanita’ del Comune chiesta dalla 5 stelle Elena Foresti, con esperti e insegnanti. Un aspetto del problema e’ proprio la difficolta’ delle maestre a riconoscere il mutismo selettivo, che spesso viene scambiato per eccessiva timidezza o, nel caso di bambini di origine straniera, con difficolta’ linguistiche. In realta’, in ambienti familiari, questi bimbi “sono dei gran chiacchieroni”, assicura Chiara Mistri, referente regionale dell’associazione Aimuse, che aiuta le famiglie con questo problema, a sua volta mamma di una bambina di sei anni che soffre di mutismo selettivo. “Mia figlia in casa e’ una gran chiacchierona- afferma Mistri- pero’ parla solo con noi. Non e’ timida, non e’ asociale, ma percepisce un pericolo nell’esporsi”. E cosi’ quando va a scuola, al corso di danza o alle feste di compleanno, “comunica a gesti”. Al massimo, “parla sottovoce all’orecchio della sua amica del cuore”.

Parlano solo a casa, con mamma e papa’, e coi fratelli. O al massimo con l’amico del cuore, ma sussurrandogli all’orecchio. Con tutti gli altri e in tutti gli altri ambienti che frequentano, scuola compresa, si esprimono a gesti. Ma non hanno ne’ difficolta’ linguistiche ne’ ritardi cognitivi. Sono i bambini che soffrono di mutismo selettivo, una forma di ansia sociale che insorge generalmente nell’eta’ del nido o della materna. Puo’ durare da pochi mesi a qualche anno e, se non riconosciuta in tempo, evolvere in un vero e proprio disturbo. A Bologna sono circa 30 i casi segnalati all’Ausl, mentre nelle scuole comunali c’e’ un solo bimbo certificato (per altri due e’ in corso la valutazione). Se n’e’ parlato giovedi’ mattina a Palazzo D’Accursio, nel corso di un’udienza conoscitiva della commissione Sanita’ del Comune chiesta dalla 5 stelle Elena Foresti, con esperti e insegnanti. Un aspetto del problema e’ proprio la difficolta’ delle maestre a riconoscere il mutismo selettivo, che spesso viene scambiato per eccessiva timidezza o, nel caso di bambini di origine straniera, con difficolta’ linguistiche. In realta’, in ambienti familiari, questi bimbi “sono dei gran chiacchieroni”, assicura Chiara Mistri, referente regionale dell’associazione Aimuse, che aiuta le famiglie con questo problema, a sua volta mamma di una bambina di sei anni che soffre di mutismo selettivo. “Mia figlia in casa e’ una gran chiacchierona- afferma Mistri- pero’ parla solo con noi. Non e’ timida, non e’ asociale, ma percepisce un pericolo nell’esporsi”. E cosi’ quando va a scuola, al corso di danza o alle feste di compleanno, “comunica a gesti”. Al massimo, “parla sottovoce all’orecchio della sua amica del cuore”

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