Pensare di essere, la riflessione di una insegnante che tutti i colleghi devono leggere

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di Anna Maria Cestaro, insegnante di materie letterarie al Liceo Sbordone di Napoli

in risposta alla riflessione dello studente di Yari Angelo Russo

Mapifin

Sono anni ormai che osservo gli alunni. Ne colgo gli umori, le ansie, la vitalità, la curiosità, la voglia di imparare. Sono gruppo, a volte, sono singoli, spesso. Si odiano, si amano. Sanno comprendere. Crescono. E pensano.

Vorrei che continuassero a pensare sempre, anche quando escono dalla scuola. Così li ho abituati, così abbiamo fatto noi docenti, in tanti. Ora non solo fuori, ma anche dentro la scuola è complicato pensare. Confrontarsi. Andare alla sostanza delle cose. Capire. Sbagliare e imparare. Accettare una opinione diversa. Vogliono che ci riduciamo ad esteriorità, spettacolo, gara su FB. Un apparente pluralismo, che nasconde la volontà di imporre un pensiero unico, un potere unico. Mi ricorda per certi versi Augusto, il principe che lasciò invariata la forma, ma modificò la sostanza; un inganno sottile. Questo viviamo nella scuola. Riusciamo forse, a fatica, a far passare qualche contenuto, ma è dura far passare l’approccio critico alla realtà, nel senso più pieno del termine. Ci hanno riempiti di innovazioni tecnologiche, che attirano con il loro splendore di modernità. Intendiamoci, nulla contro il rinnovamento, ben vengano LIM, registro elettronico, li usiamo. Ma non è la forma a salvare una sostanza che rischia di non esserci.

E le ultime norme introdotte non vogliono bene alla scuola, hanno solo costretto i Dirigenti ad essere più prepotenti. Il fatto è che loro non sempre ne sono così dispiaciuti.
Poter incontrare alunni come Yari è bello, è un orgoglio, è una esperienza arricchente. Alunni che pensano e dicono, alunni che sono. Saremo veramente soddisfatti quando potremo permettere a tutti di essere come lui.

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