Quando i bambini mordono: cosa non fare se i piccoli comunicano con i morsi

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Durante l’infanzia i bambini utilizzano diversi modi per esprimere le proprie emozioni, soprattutto se ancora non sanno parlare bene: gridano, piangono, ridono, lanciano oggetti e, talvolta, mordono.

Il morso nei bambini è un comportamento che spesso spaventa i genitori, eppure – proprio perché è una delle forme di espressione dell’infanzia – entro certi limiti può essere considerato fisiologico e non deve preoccupare.

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Fino ai due anni di età, infatti, mordere è una delle modalità di esplorazione che i piccoli usano per scoprire l’ambiente che li circonda e gli oggetti. Nei bimbi più grandicelli il morso smette di essere tutto questo e passa a indicare diversi stati d’animo, ad esempio:

  • rabbia
  • frustrazione
  • richiesta di attenzione
  • desiderio di sentirsi forti e capaci di controllare la situazione
  • stanchezza
  • paura
  • desiderio di difendersi

Le ricerche medico-scientifiche sul tema, oggi come oggi, sono ancora poco numerose e significative; tuttavia sappiamo che ci sono tutta una serie di comportamenti da osservare per fare in modo che il fenomeno del morso non sfugga al nostro controllo.

Infatti, nonostante fino ai 3 anni sia fisiologico, è sempre necessario porre dei limiti al bambino che morde, per fargli capire poco a poco che si tratta di un comportamento che provoca dolore agli altri, e che quindi va evitato.

In realtà, dobbiamo stare molto attenti soprattutto a cosa non fare quando dobbiamo calmare un bimbo che ha appena morso un coetaneo o un adulto: ecco un elenco dei principali comportamenti da evitare!

  • Non aspettare l’ultimo momento: se un bimbo è solito mordere quando si frustra in un momento di gioco coi coetanei o in casa con i famigliari, cerchiamo di non farlo arrivare al picco di stress che lo porta poi a mordere. Quando vediamo che comincia ad innervosirsi cerchiamo di intervenire per calmarlo ma soprattutto distrarlo, se è necessario possiamo allontanarci con lui in un posto più tranquillo e tornare solo quando si sarà calmato;
  • non incolpare gli altri: se il nostro bimbo è, per esempio, al parco e morde un bambino con cui stava giocando, evitiamo di accusare l’altro bimbo (o i suoi genitori) di avere iniziato con la discussione. Anche se ciò fosse vero, il morso non deve essere giustificato: i bambini interagiscono tra di loro ed è normale che, a volte, litighino: così facendo imparano il rispetto e le conseguenze che le loro azioni hanno sugli altri. Se un bambino morde un coetaneo però è sempre il momento di intervenire e, indipendentemente da chi ha iniziato la discussione, è necessario spiegare che mordere è un comportamento sbagliato;
  • non farsi prendere dalla rabbia: sembra superfluo dirlo, ma in alcune situazioni mantenere la calma e non infuriarsi è davvero difficile; è importante non gridare o mostrarsi spazientiti, è infatti meglio farsi vedere decisi ed affettuosi nel dire al bimbo che non deve più mordere;
  • non mordere il bambino a nostra volta: non dobbiamo pensare che mordendo il piccolo, e facendogli sentire il dolore che provoca un gesto simile, riusciremo a fargli capire che è un comportamento sbagliato. I bambini agiscono per imitazione: se vedono la mamma e il papà che adottano un certo comportamento, si sentiranno più legittimati nel farlo;
  • non ridicolizzare o mortificare gli stati emotivi del bambino: come in tutte le situazioni, se il piccolo esprime un disagio le sue emozioni devono essere accolte, comprese e successivamente guidate. Se il piccolo morde perché è arrabbiato dobbiamo fargli capire che non c’è niente di male a sentirsi arrabbiato; ad essere sbagliato è il modo in cui ha espresso questa emozione. In questo caso è bene parlargli, cercare di capire il suo stato d’animo e spiegargli con frasi semplici e chiare perché mordere sia sbagliato, e cosa può fare quando si sente arrabbiato (se è un bambino molto fisico possiamo regalargli un cuscino e dirgli che, quando si sente molto arrabbiato e ha bisogno di sfogarsi, può “strapazzare” il cuscino);
  • evitare di mettere in castigo il bambino: possiamo invece invitarlo a sedersi in una zona tranquilla per calmarsi e riflettere su quello che ha fatto (questo con i bimbi più grandicelli); possiamo stare seduti con il piccolo anche senza parlare, la nostra vicinanza servirà comunque a fargli capire che non è da solo e che, se lo desidera, può contare su di noi per stare meglio.
  • non sgridare il bambino da lontano: questo è un consiglio che va applicato a tutte le situazioni in cui ci troviamo nella condizione di dover riprendere un bimbo.
    Gridargli da lontano, o da un’altra stanza, difficilmente sortirà l’effetto desiderato (ovvero che il piccolo smetta di fare ciò che sta facendo): molto spesso con i bimbi non ha tanto peso cosa si dice quanto come lo si dice. In questi casi, può essere utile creare un rituale: abbassarci al livello del bambino (fisicamente), prendere le sue mani nelle nostre e – soprattutto – creare un contatto visivo diretto con lui. Guardandolo negli occhi dobbiamo parlargli in modo affettuoso ma deciso, dicendogli con concetti semplici cosa non va nella sua maniera di comportarsi.

E’ molto importante, in questi casi, non preoccuparsi in eccesso: il morso durante l’infanzia non dev’essere preso come un sintomo del fatto che, nel futuro, il bambino sarà un individuo violento o incapace di relazionarsi normalmente con gli altri.

Come abbiamo già detto mordere (fino ai 3 anni circa) è un comportamento fisiologico che va controllato e gestito ma che – in situazioni normali – sparirà autonomamente man mano che il bambino cresce.

Tuttavia, a volte il morso (soprattutto se il bambino lo fa spesso o se non è più così piccolo) può essere il campanello d’allarme per un disagio più grave: un cambio importante (trasloco, cambio di scuola, etc), una separazione in famiglia, una situazione di difficoltà in ambito scolastico…

In questi casi è sempre bene rivolgersi a una figura di supporto per capire il modo migliore di gestire una situazione che potrebbe essere particolarmente delicata.

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