Elezioni a marzo, la campagna elettorale non dimentica la scuola: si parte dalla distruzione della riforma Renzi

7  min di lettura

di Daniele Naddei

Banner

Comincia la campagna elettorale in vista delle elezioni del 4 marzo. Al centro, come non mai, il tema della scuola. Nel periodo della politica in cui si cerca la “distruzione” di quello che hanno fatto i propri predecessori piuttosto che la “produzione” di nuove proposte. La copertina di Left, in tal senso, ha ben analizzato la questione: “Una nuova visione della conoscenza e del sapere. Liberi e Uguali, Potere al popolo e M5s sono tutti d’accordo nel cancellare la riforma Renzi-Giannini e i suoi effetti: lo strapotere del dirigente scolastico, i bonus merito per i docenti, l’alternanza scuola lavoro[..]. E ancora: i privilegi per le paritarie, l’esaltazione del sistema dei test di valutazione Invalsi [..]. Tutti d’accordo ma con dei distinguo”.

Mapifin

Bisogna allora distinguere tra le promesse di abolizione per far luce su quello che sarà il futuro della Pubblica Istruzione. Alessia Petraglia, di Liberi e Uguali, era prima con Sinistra Italiana ed ha combattuto fin dalla sua promulgazione la Legge 107. Left riporta le sue dichiarazioni: “Le conseguenze devastanti di quella legge si vedono ogni giorno e lo raccontano ormai anche i genitori, non solo gli insegnanti. Quello che colpisce è l’assoluta assenza della continuità scolastica, uno dei temi su cui si fece la grande battaglia contro la riforma Gelmini. Mi stupisce che non se ne parli più. A pagare è ancora la figura dell’insegnante che aveva bisogno di essere valorizzata con motivazioni nuove e anche economicamente, visto che il famoso aumento di stipendio sarà minimo, mentre noi avevamo proposto di aumentarlo di 400 euro. Nella nostra idea di scuola, che è non solo di chi la frequenta ma che riguardi: tutti i cittadini, gli insegnanti sono una figura centrale, e vanno messi in grado di lavorare”.

Sull’alternanza scuola lavoro il Movimento 5 stelle non molla di un centimetro: “Nei licei – scrivono su Left attribuendo le dichiarazioni a Gianluca Vacca – l’alternanza scuola lavoro non ha senso, perché lo sbocco naturale è l’università, per i tecnici si tratta di ripristinare le ore che erano previste prima della 107 e di aumentare i fondi per migliorare la qualità e garantire strutture di supporto per le scuole e le aziende. E’ una formazione in azione, più didattica e meno aziendale da realizzarsi in uan scuola che secondo noi deve essere aperta al territorio”.

Dalle parti della sinistra estrema interviene invece Loredana Fraleone, responsabile scuola di rifondazione comunista, che ha aderito al movimento di Potere al popolo: “Noi sosteniamo vigorosamente la nuova Lip, la legge di iniziativa popolare la cui racolta firme sta per partire. E’ una buona proposta che va nella nostra direzione e ha il pregio di capovolgere la logica della Buona Scuola con un rilancio sul terreno della democrazia. [..]Facciamo anche un ragionamento più complesso sulle scuole superiori perché non ci sia una separazione tra tecnici e licei. Passano i secoli ma siamo sempre lì, a un modello di scuola che magari allunga il tempo della scelta, ma in cui c’è sempre la divaricazione tra l’ingresso in una specializzazione e un sistema di istruzione che porta all’università. Noi stiamo riflettendo su questo aspetto in stretta connessione con i temi del lavoro, perché vogliamo affrontarlo sul versante dei diritti e della conoscenza”.

Insomma la lotta è aperta e le proposte più concrete per la scuola arrivano dall’area di “centro/estrema sinistra”. Si parte comunque sempre dalla distruzione di ciò che in questa legislatura è stato fatto per la pubblica istruzione. La base è lo sfaldamento della Buona Scuola, addio a quella che è stata la riforma Renzi-Giannini, una delle più contestate di sempre.

I commenti sono chiusi.