Diplomati magistrali, Rico: “Ai maestri si chiede la laurea, mentre alle ministre nemmeno la maturità. Un paradosso”

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“Lunedì prossimo, 8 gennaio, migliaia di insegnanti di scuole materne ed elementari incroceranno le braccia. Per lo stesso giorno, le sigle che hanno aderito allo sciopero, Cobas, Anief, Cub e Saese, hanno indetto anche una manifestazione a Roma, davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione. Oggetto della protesta la sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso”. Lo ricorda Alessandro Rico, in un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità. L’analisi riguarda, chiaramente la sentenza arrivata dopo l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato una decisione che: “ha gettato nel panico circa 80.000 insegnanti non laureati”.

A quanto viene spiegato dal giornalista anche al Miur non hanno ben presente la portata della sentenza. Sono infatti molti i dubbi a riguardo: il principale attiene alla retroattività o meno. Normalmente è difficile, a meno che non venga specificato, che una legge possa colpire retroattivamente, ma l’eventualità esiste: “Sintesi: in viale Trastevere si brancola nel buio. Un dilettantissimo preoccupante, che non si limita all’ambito strettamente giuridico, ma condizione pure la condotta politica della ministra, la quale, quando le è stato chiesto come intende muoversi, ha solo messo in fila una serie di banalità: ‘Deciderò in piena autonomia’, eviterò ‘che si vada avanti di contenzioso in contenzioso'”.

La stoccata finale è tutta per la ministra Valeria Fedeli: “Resta il sommo paradosso della scuola italiana: ai maestri è necessaria la laurea, alle ‘ministre’ non serve nemmeno l’esame di maturità”.

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