In ginocchio di fronte ad Oana. Una ragazza uccisa dalla depressione e da un futuro vissuto nel suo bagno

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di Claudia Pepe

(Fonte Il Centro.it) Come può sentirsi una ragazza di 19 anni che prima di voler chiudere gli occhi per sempre, era già morta per la sua depressione? Come può sentirsi una ragazza che probabilmente non è stata uccisa a causa della perdita del lavoro, ma da un futuro che non le dava speranza. Un futuro che ha visto allontanarsi sempre più mentre le comunicavano che non c’era più posto per lei. Non c’è più posto per tanti nostri ragazzi che percorrono la salita in un mondo che li ha condannati senza appiglio. Li ha condannati una classe politica che salva i propri vitalizi, ma non alza un dito sull’occupazione, sul lavoro.

Una classe politica che non alza un dito per fermare un fiume che sta abbattendo la diga di giovani vite, di ragazze che probabilmente preferiscono il cappio a questa vita che impone loro il silenzio, lo sfruttamento, il depauperamento della nostra civiltà. Una ragazza di 19 anni si è impiccata nel bagno di casa. Si chiamava Oana Maria Cioponea. Questo era il suo nome, il nome di una ragazza che potrebbe essere una nostra figlia, una nostra studentessa, una nostra allieva. Aveva vissuto qualche tempo in Irlanda, e poi lavorato sporadicamente in un centro commerciale di Sora. Ma dopo la fine del contratto per Oana c’è stato il verdetto: “Fine rapporto”. Non per questo tutti i ragazzi si uccidono, ma la depressione ormai è diventata una malattia che li colpisce drammaticamente.

Nel 2015, l’OMS ha stimato che 788.000 persone sono morte suicidandosi. Molti altri hanno, invece, tentato il suicidio senza riuscirci. Il suicidio ha rappresentato per una percentuale mondiale del 1,5% tutti i decessi, il che lo ha fatto attestare tra le 20 principali cause di morte nel 2015, la seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 ed i 29 anni di età, sempre per i dati di due anni fa. E ora siamo alla fine del 2017. Oana si è chiusa in bagno, aveva già progettato tutto, si era procurata la corda e la fine della sua vita. Una vita che poteva risplendere se solo fosse stata aiutata, se solo avesse parlato. Ma nel bagno di casa sua ha trovato quella forza che le avrebbe fatto risalire montagne, ha trovato la forza per chiudere la sua bocca, ha trovato la forza per bendare i suoi occhi. Ha trovato la forza di non vivere più. La morte di una ragazza di 19anni non fa tanto rumore quanto il malaffare del nostro Paese.

Ma, se io fossi in loro, uno dei politici che hanno ridotto l’Italia così, mi metterei in ginocchio di fronte ad una vita che porta il marchio della solitudine, dell’emarginazione e di un bagno che potrebbe essere quello di casa nostra.

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