Messa a disposizione: il business sulla pelle dei docenti precari che sognano una cattedra a tempo

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Tutti pazzi per la Mad. Una incerta opportunità per i precari di insegnare nelle scuole e una fonte di guadagno certa per alcune società. E’ questa la Messa a disposizione, ovvero la candidatura spontanea come docenti o personale Ata da consegnare agli istituti scolastici.

In rete sono diverse e tante le piattaforma che dicono di essere in grado di spedire la domanda in tutte le scuole, ovviamente dietro pagamento, che spazia da un minimo di 5 euro fino a più di 150 euro. Insomma, queste piattaforme fungono da ‘agenzie interinali virtuali’, al servizio dei clienti aspiranti docenti e Ata. Secondo le ultime stime del Governo, sono circa 80mila i precari della scuola, e chi ha conseguito la laurea specialistica dopo il 2013 ha passato le forche caudine del Tirocinio formativo attivo, Tfa, del 2014 e ha atteso l’avvio del concorso pubblico per gli abilitati (l’ultimo nel 2016). A fronte di questi dati, è facile comprendere come nell’ultimo periodo ci sia stata una vera e propria proliferazione di queste piattaforme.

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Tra le più note: voglioinsegnare.it; voglioilruolo.it; messa-a-disposizione.it; doocenti.com. Tutte funzionano più o meno allo stesso modo. Il primo passaggio consiste nell’inserimento dei dati con cui verrà generato il Mad che altro non è che una domanda in carta semplice. Il secondo passaggio è il pagamento, che varia in base a se si vuole generare solo il modulo in pdf, se invece si vuole procedere all’invio in una o più province e secondo quale modalità. Dietro queste piattaforme, dunque, c’è un vero e proprio sistema al quale ogni anno accedono più di un milione di aspiranti docenti.

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