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Bea, la scuola (senza banchi né voti) dove s’impara dall’esperienza

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Un’alternativa alla scuola superiore tradizionale in cui il gruppo è visto come risorsa e non come ambiente competitivo, il territorio è l’aula, non ci sono banchi, voti né compiti a casa ma l’apprendimento si basa sull’esperienza. È Bea – Bologna Edu Action, il progetto di un “gruppo appassionato che crede nel cambiamento”, come raccontano i promotori alla rivista Il Paese delle Donne, che si rivolge a ragazzi tra i 13 e i 18 anni. “Proveniamo da percorsi diversi di didattica inclusiva, laboratori creativi, attivismo e sviluppo commerciale, teatro, comunicazione e strategie nelle produzioni multimediale – spiegano – ma ci accomuna l’idea che mettendoci insieme in azione, il cambiamento, non solo in ambito educativo, sia davvero possibile”.

Apprendimento basato sull’esperienza, che prende spunto dal quotidiano e unisce la teoria alla pratica. Poche lezioni frontali a favore di uscite sul territorio per sfruttarne le opportunità educative. Ecco come funziona Bea. “Attraverso strumenti e metodologie diverse questo metodo ha l’obiettivo di accompagnare la crescita di adolescenti e giovani, aiutandoli a diventare adulti felici e realizzati – spiegano i promotori – Parte dalla necessità di fornire una risposta al bisogno dei giovani di uno spazio attivo di crescita e di apprendimento, prevenendo e contrastando così i fenomeni del disagio e della dispersione scolastica e le tante forme di malessere che caratterizzano oggi la realtà giovanile”. Ogni anno, precisano, a Bologna sono circa 800 i ragazzi tra i 14 e i 16 anni che abbandonano la scuola, uscendo dai percorsi di formazione. Bea non si rivolge però solo a loro ma anche a chi ha scelto volontariamente di percorrere una strada diversa rispetto alla scuola tradizionale, “non sentendola adeguata alle proprie esigenze”.

 

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