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Culpa in vigilando: gli insegnanti non sono obbligati ad aspettare i genitori oltre l’orario scolastico

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comitato Art. 26 genitori e figli

di Daniele Naddei

La maestra non è obbligata dalla legge ad aspettare i genitori che tardano a riprendere i figli a scuola. E’ bene risolvere alcuni dubbi che attanagliano i docenti sulle respondabilità previste, in particolare quelli che insegnano nella scuola primaria. Secondo il comma 5 dell’art.29 del CCNL scuola “per assicurare l’accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni e ad assistere all’uscita degli alunni medesimi”.

E’ quindi detta obbligatoria la responsabilità degli insegnanti riguardo l’accompagnare gli alunni all’uscita dalla scuola vigilando, soprattutto quando si parla di studenti della primaria, se i genitori siano presenti all’uscita. Il punto, da mettere in chiaro, è che quando i genitori tardano all’uscita da scuola a prendere i loro figli, l’insegnante potrebbe semplicemente riportarlo indietro affidandolo ai collaboratori scolastici dopo aver avvisato il vicario o il dirigente scolastico.
In realtà ciò spesso non avviene a causa delle insistenze dei presidi che pretendono, in molti casi, che gli insegnanti restino a vigilare sui bambini in attesa dei genitori. Sfortunatamente per i presidi questa consuetudine non è detta obbligatoria.

In tal senso, sulla famosa Culpa in vigilando, la norma stabilisce che: “La condotta omissiva colposa ai sensi dell’art.2043, causa del danno ingiusto sofferto dall’allievo, viene cioè individuata nella violazione dello specifico obbligo giuridico di impedire l’evento che grava sui docenti in relazione al dovere di vigilare sui minori affidati alle loro cure durante l’orario scolastico ( cfr.la già citata Cass. Sez. III, 10 febbraio 1999, n. 1135)”
Ovviamente all’interno dell’orario scolastico questa è valevole, ma quando l’orario scolastico finisce ed il genitore non è presente all’uscita la responsabilità decade dall’insegnante. Il problema, semmai, è che questa responsabilità non appartiene nemmeno al dirigente scolastico e questo rende la norma molto fumosa ed oggetta ad interpretazioni varie.

Poco tempo fa per Oggiscuola, Gianfranco Scialpi, scriveva a maggio: “La Corte d’appello, con un accertamento di fatto non sindacabile in questa sede, ha ricostruito le modalità dell’incidente ed ha affermato che il piccolo N. si era ‘accucciato accanto ad un palo della luce posto ai margini del cortile, alzandosi repentinamente e girandosi di scatto’, e in tal modo urtando la fronte. La sentenza ha poi accertato che la collocazione e la conformazione del palo dovevano considerarsi del tutto normali in rapporto all’utilizzazione del cortile, che il palo era pienamente visibile e che non era stato dedotto alcun difetto di vigilanza da parte dell’insegnante, sicché il comportamento del tutto imprevedibile del bambino integrava gli estremi del caso fortuito”.

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