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Produrre idee creative con la tecnica del brainstorming

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di Stefano Centonze

Quanto il lavoro di gruppo possa eccellere nella risoluzione di una qualsiasi sfida lo si può sperimentare ogni volta che sia dia il caso di un confronto finalizzato alla scelta dell’idea migliore. Quella che effettivamente oltrepassa la scontata gestione di una disputa apparentemente insormontabile. Seduti intorno ad un tavolo o all’aria aperta, i partecipanti ad un’attività di brainstorming si attengono alle sue regole fondamentali: esprimere qualunque idea, anche la più strampalata, ascoltare quelle degli altri, rinunciare a criticarsi e a criticare.

Che cos’è il brainstorming?

Ecco le tre definizioni più comuni per il brainstorming.

  • Un cervello in tempesta.
  • Una fase creativa particolarmente prolifera di idee.
  • Un assalto mentale di gruppo.

Letteralmente il termine inglese significa tempesta di cervelli e indica un’attività che si espleta mediante una condivisone di idee in gruppo. Per grandi linee, funziona così.

  1. Il gruppo si incontra per cercare soluzioni ad un determinato quesito-problema.
  2. Ogni partecipante alla riunione esprime, di primo acchito, una qualsiasi idea risolutiva, semplicemente per libere associazioni.
  3. In prima battuta, viene dichiarata ammissibile ogni proposta.

Succesivamente, vengono selezionate solo quelle pertinenti e considerate più coerenti rispetto alla specificità della domanda.

Da Alex Osborn a Eric Kandel

La tecnica del brainstorming viene proposta per la prima volta da Alex Osborn. Con un esperimento del 1957 da cui prese il via una pratica oggi molto diffusa che porta quel nome, il pubblicitario americano mise insieme un gruppo di persone con l’intento di stimolare delle libere associazioni di idee. Osborn partiva dalla conoscenza di una memoria semantica, in una specifica area cerebrale, che raccoglie le conoscenze personali, generali e strutturata come una complessa rete di elementi concettuali intrecciati tra loro. L’attivazione di un solo elemento di questa fitta rete automaticamente fa scattare gli altri elementi a quello associati.

Di lì a poco, Eric Kandel, con la scoperta delle basi fisiologiche della memoria dei neuroni, elaborerà le teoria della memoria intelligente che gli varrà il Premio Nobel per la medicina nel 2000. Ancora oggi questa scoperta, per nulla distante dall’esperimento di Osborn, è la più accreditata per spiegare il funzionamento del processo creativo negli esseri umani.

Idee chiamano idee

Se, dunque, stiamo partecipando ad un’attività di brainstorming in gruppo, le idee altrui azionano alcune aree della nostra rete cerebrale, che, con ogni probabilità, sarebbero rimaste inattive qualora avessimo lavorato da soli. Lavorare in gruppo, quindi, risveglia la creatività. Anche se esistono esercizi di brainstorming individuale.

Se, però, si preferisce l’attività gruppale, è opportuno che i partecipanti al brainstorming rispecchino profili diversi di competenza, così da ricoprire un campo concettuale più ampio. Con queste condizioni, il gruppo impara a spaziare da una categoria all’altra, attivando il pensiero laterale o flessibile. La maggior parte delle innumerevoli idee prodotte sarà certamente inutilizzabile ma, secondo il calcolo delle probabilità, più è elevato il numero delle idee, maggiore è la percentuale di quelle apprezzabili.

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